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03 settembre 2014

Cos’è la Doggy Bag: un gesto semplice per ridurre gli sprechi

Basta sprechi! La sempre più in voga doggy bag è richiesta dai clienti ed è anche usata dai ristoratori per offrire un pasto a chi ne ha più bisogno

doggy bag

Basta sprechi! Questa è la nuova parola d’ordine. Anzi la vera parola d’ordine è Doggy bag, che non ha  niente a che fare con i cani, bensì è un’espressione idiomatica, meglio un’attitudine sociale anglosassone ritenuta ancora da molti poco raffinata ma, di sicuro, utile ed eco-sostenibile.

Si tratta di una pratica sociale che ha alle sue spalle molti anni e che ultimamente ha ricevuto nuova attenzione, e consiste nel chiedere al cameriere del posto in cui abbiamo mangiato, un contenitore in cui raccogliere gli avanzi di cibo per portarli a casa. Usanza praticata anche nel dopoguerra, che non sempre ha a che vedere col nutrimento dei nostri cari amici a quattro zampe, bensì è un metodo per consumare quello che non riusciamo a finire durante la cena.

La Doggy bag è un’abitudine tornata di moda anche in Italia, soprattutto per via della crisi economica e per l’attenzione che le hanno riservato i media. Così, chi prima veniva giudicato bislacco, oggi ha ottenuto il benestare della società nel farsi vedere portar via gli avanzi del pranzo o della cena. Insomma, pare essere la nuova tendenza del momento tanto che una coppia di coniugi ha addirittura denunciato un ristorante che si era rifiutato di ottemperare alla richiesta di una doggy bag per i propri avanzi.

Le statistiche dimostrano che, come già accennato, lo scopo di questi pacchetti non è sempre quello di rifilare un pasto agli animali domestici, pratica che viene attuata solo dal 2% dei richiedenti, ma si scontra con la necessità di recuperare e riciclare quanto più è possibile. Infatti gli avanzi, anche se integri, arriverebbero al massimo nell’immondizia.

Sono molti i ristoranti che partecipano all’iniziativa fornendo varie anche Doggy bag alla Caritas locale e ad altre associazioni umanitarie che si occupano di distribuire il cibo alle persone meno abbienti. Dunque, anche se il cliente non chiede il suo sacchetto, non si spreca niente e si aiuta chi ne ha più bisogno.

Quando si dice ‘buone pratiche‘!




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