23 novembre 2014
L’atterraggio di Philae, il lander spaziale
La missione dell'ESA conferma la presenza di materiale organico sulla cometa
Philae è il lander portato dalla sonda spaziale Rosetta sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e atterrato sul suo nucleo lo scorso 12 novembre. Il lander fa parte della missione organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che ha indetto anche un concorso nel 2004 per trovarne il nome: Philae è stato proposto da una studentessa di quindici anni e ricorda l’isola di File dove si trovavano alcuni obelischi che, insieme alla stele di Rosetta (da cui il nome della sonda), furono indispensabili per tradurre i geroglifici egizi. Il risultato epocale della spedizione odierna è il ritrovamento di materiale organico sulla cometa, che rappresenta simbolicamente la “scrittura” da decifrare. I dati sono stati raccolti con i sensori del COSAC (Cometary Sampling and Composition Experiment) e tuttora sono in fase di analisi. La presenza di materiale organico come il carbonio è un piccolo passo avanti negli studi e conferma il sospetto fondato della capacità delle comete di trasportare elementi importanti per la vita.
L’accometaggio è stato piuttosto rocambolesco: Philae ha fatto due rimbalzi per poi fermarsi sulla superficie, a circa un chilometro di distanza dal punto previsto e in un luogo poco illuminato dal Sole, rendendo difficoltosa la ricarica delle batterie. I ricercatori stanno cominciando a fornire qualche informazione sui dati raccolti. Quel che è risultato subito certo è che la superficie è durissima e difficile da scalfire. L’esame delle registrazioni degli strumenti COSAC e PTOLEMY (laboratorio per la identificazione di composti chimici) potrebbe riservare molte sorprese. L’incaricato della raccolta dei campioni è made in Italy: Sampling, Drilling and Distribution (SD2), strumento sviluppato dal Politecnico di Milano e simbolo dell’orgoglio italiano.
Photo Credits: European Space Agency