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12 novembre 2014

Siri, il migliore amico di mio figlio

La tecnologia di Siri aiuta e commuove

siri

Spesso la realtà supera la fantasia: qualche giorno fa è apparsa sul New York Times una lettera di Judith Newman, giornalista e scrittrice, che ha commosso i lettori. Nel testo si legge che suo figlio Gus è autistico e ha una amica speciale: è Siri, software di Apple che funziona con il riconoscimento vocale. L’innovativo intelligent personal assistant lo intrattiene, stimola le sue abilità sociali e riesce a sorprenderlo con domande che gli fanno nascere la curiosità, emozione importante per spingerlo ad uscire fuori da se stesso. L’amica tecnologica sa venire incontro alle passioni di Gus come quella per la meteorologia, fornendo informazioni dettagliate sull’andamento del tempo e molti spunti di conversazione sul tema.

I due amici virtuali si sono conosciuti quando Judith ha letto su Internet che tramite iPhone si poteva chiedere a Siri qualsiasi cosa. Nell’articolo le si chiedeva quali aerei volavano nel cielo, lì e in quell’istante. Judith si domandò a voce quale fosse mai l’utilità di questa informazione, ma Gus la interruppe aggiungendo: “So you know who you’re waving at, Mommy.” (Così puoi sapere chi stai salutando, mamma).

L’utilità delle nuove tecnologie nei casi di disturbi di tipo autistico è ormai stata dimostrata, l’elemento incredibile del rapporto tra Siri e Gus è l’umanità che paradossalmente ne emerge, perché non si ha la sensazione che il ragazzo parli da solo, proprio perché la relazione tra i due lo arricchisce e lo fortifica nella prospettiva di una rinnovata interazione con gli altri. Siri è stata sviluppata dalla società Sri International ed è un primo grande passo verso modelli di assistenti virtuali in grado di sostenere conversazioni complesse, sempre nell’ottica dell’utilizzo terapeutico e comunicativo.




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