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11 agosto 2014

Buono, pulito e giusto: Slowfood e la filosofia del valore del cibo

28 anni fa Carlin Petrini fondava l'associazione per il cibo buono, sano e giusto, prodotto in modo ecosostenibile

slow food

Slow Food è un’associazione no-profit che conta 100.000 membri in 150 paesi del mondo. Fondata da Carlin Petrini 28 anni fa, più precisamente nel 1986, si pone l’obiettivo di dare il giusto valore al cibo, rispettando chi lo produce, chi lo mangia, l’ambiente e il palato.

Buono da mangiare, pulito perché prodotto in modo ecosostenibile e rispettoso dell’ambiente, giusto poiché conforme all’equità sociale durante la produzione e la commercializzazione. Questo è lo slogan dell’associazione che, attraverso la sua rete di persone attive sul territorio locale, nazionale e internazionale, coordina e realizza progetti di ricerca, propone e organizza programmi di cultura alimentare e sensoriale diretti ai soci.

La filosofia del “buono, pulito e giusto” si trova anche nelle numerose iniziative educative, rivolte a giovani studenti e adulti, che l’associazione realizza per “far crescere la coscienza e la consapevolezza dei consumatori”, in grado così di poter “scegliere prodotti esenti da contaminazioni criminali”.

Slow Food si oppone al processo di standardizzazione dei gusti e delle culture e allo strapotere dell’industria agroalimentare. Tutti hanno diritto al piacere, quindi bisogna difendere le culture, le tradizioni e i saperi che rendono possibile questo piacere, favorendone la fruizione collettiva attraverso appunto l’aggregazione in associazione e la realizzazione di eventi pubblici.

Per Slow Food la gastronomia abbraccia tutta la complessità del mondo del cibo che coinvolge le nostre vite e le vite di tutti in un intreccio di saperi e sapori che non riguardano soltanto il cibo, ma che da esso sono strettamente dipendenti.

Il cibo può e deve essere un piacere, ma mangiare è anche un atto agricolo: selezionando cibi di buona qualità, prodotti con lavorazioni e criteri che rispettino l’ambiente e le tradizioni locali, favoriscano la biodiversità e un’agricoltura equa e sostenibile. Così, di conseguenza, se nutrirsi è un atto agricolo, produrre dev’essere un atto gastronomico conforme ad almeno tre criteri essenziali: buono pulito e giusto.




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