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12 luglio 2014

Immortali e potenti come faraoni: guida al Museo Egizio di Torino

Uno dei musei più importanti al mondo: visitarlo significa fare un salto in Egitto all'epoca dei faraoni. Scopriamolo insieme

Faraoni del Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio di Torino è uno dei più importanti al mondo, secondo solo al Museo del Cairo.  Nel 2013 è stato l’ottavo più visitato tra i siti statali italiani. Ma com’è nato? E perché proprio a Torino? A metà Settecento, più propriamente nel 1759, Vitaliano Donati, un egittologo di Padova, realizzò diversi scavi in Egitto e mandò i reperti a Torino. Questa fu la base della collezione di antichità egizie.

Nell’Ottocento, a seguito delle campagne di Napoleone in Egitto, in tutta Europa scoppiò la moda delle scoperte egizie. Anche il diplomatico piemontese Bernardino Drovetti si recò in Egitto come ufficiale dell’esercito napoleonico. In seguito vi svolse a lungo attività diplomatica, prima come incaricato e in seguito come console francese.

Iniziò una grande raccolta di resti antichi, in particolare durante gli scavi presso Tebe. La sua prima collezione, formata da oltre 8.000 pezzi tra statue, sarcofaghi, mummie, papiri, amuleti e monili vari, fu venduta al re di Sardegna, Carlo Felice, nel 1824 e costituì la base del Museo Egizio di Torino. Vendette altre sue raccolte anche al Louvre e al Museo Egizio di Berlino. Alla collezione Drovetti, Carlo Felice unì altri reperti di Casa Savoia, tra cui la collezione Donati, e inventò il primo Museo Egizio al mondo. Il famoso direttore del museo, Ernesto Schiaparelli, avviò importanti campagne di scavi in Egitto e importò altri reperti oggi famosissimi.

Oggi, nel Palazzo dell’Accademia delle Scienze, si possono ammirare circa trentamila pezzi che coprono il periodo dal Paleolitico all’Epoca Copta. I reperti più importanti sono senza dubbio la tomba intatta di Kha e Merit, che da sola potrebbe costituire un intero museo egizio, tale è la qualità e la quantità degli oggetti che contiene; il tempio nubiano di Ellesija, salvato da italiani; il Canone Reale, conosciuto come Papiro di Torino, una delle più importanti fonti sulla sequenza dei sovrani egizi dell’Alto e Basso Egitto fino al momento della compilazione; la Mensa isiaca, che i Savoia ottennero dai Gonzaga nel XVII secolo; la tela funebre dipinta di Gebelein, scoperta nel 1930 da Giulio Farina; i rilievi del faraone Djoser a cui è anche attribuita la costruzione di un tempio ad Eliopoli i cui frammenti della decorazione sono conservati sempre a Torino; le statue delle dee Iside e Sekhmet e di Ramesse II scoperte da Vitaliano Donati nel tempio della dea Mut a Karnak; il Papiro delle miniere d’oro, mappa risalente al Nuovo Regno del sito minerario di Berenice Pancrisia, ed è considerata la mappa stradale più antica conosciuta; la Tomba di Maia che è stata ricostruita nel museo.

Insomma, questo luogo magico è una tappa obbligata se si è in visita a Torino e una pietra miliare della formazione dei nostri bambini.




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