18 giugno 2014
Caffè sospeso: da Napoli la tradizione conquista il mondo
Dal capoluogo campano, fino al Messico e all'Argentina. Una vecchia usanza partenopea a base di caffè e non solo.
Immagina di essere seduto in un bar di Napoli. Sei a pochi passi dal Borgo degli Orefici. Oppure al porto, vicino ai giardini del Molosiglio. Mentre sorseggi il tuo caffè, il barista si rivolge con queste parole ad un senzatetto che si trova a passare lì vicino: “Ue’ ccà ce sta nu cafè sospeso pe’ tte!”. Se non sei napoletano, probabilmente avrai capito solo “caffè” e “sospeso”. Tranquillo, non hai bisogno di sapere altro: davanti ai tuoi occhi è appena avvenuta la consegna del cosiddetto “caffè sospeso”.
Sembra una storia uscita dalla penna di De Crescenzo che, in effetti, su questo ha titolato un libro ( “Il caffè sospeso”). In realtà capita più spesso di quello che sembra tanto che da Napoli si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo. Ma facciamo un passo indietro…
L’usanza nasce nel dopoguerra, anche se qualcuno è convinto che sia nato ancora prima. Spesso capitava che un distinto signore, magari inebriato dalla buona riuscita di un affare o per festeggiare qualche lieto evento, dopo aver pagato il proprio caffè ne pagasse un altro. A chi? “All’umanità”… O almeno, così era tradizione dire. A quel punto il barista poteva offrire quel caffè a chi ritesse opportuno: nella maggior parte dei casi a senzatetto ben conosciuti o persone bisognose.
Oggi la pratica è tutt’altro che desueta. Bar che offrono questo “servizio” ce ne sono sparsi in tutta Italia, molti dei quali segnati nel sito della “Rete del caffè sospeso”. Napoli, Milano, Roma, ma anche all’estero. Ebbene sì, una volta tanto siamo precursori di una nobile causa che sta diventando un vero e proprio modello. A Parigi, per esempio, un certo Didier Lopez ha messo nella sua boulangerie una lavagna e delle calamite a forma di cuore. Ogni cuore vale un caffè sospeso o una baguette, del resto posto che vai usanze che trovi. In Belgio, con le patatine fritte, in Messico con i tacos e in Argentina hanno già creato “l’empanada pendiente”.
Se poi passi per piazza dei martiri a Napoli potresti incappare nel cosiddetto “libro in sospeso”. Il principio è sempre lo stesso: prendi un libro, ne paghi due.
Non vi resta che provare. Prima, però, assicuratevi che il bar applichi questa formula attraverso il sito della “Rete del Caffè Sospeso”, oppure attraverso le diverse pagine di Facebook sull’argomento. Buon caffè.
Foto Credit: Instagram