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08 luglio 2014

Banksy: arte, poesia e protesta sui muri di New York

Un artista che si cela sotto lo pseudonimo Bansky ha conquistato il mondo: le città sono il suo atelier, i muri la sua tela

Bansky a NYC

È inglese l’artista che cela la propria identità sotto lo pseudonimo di Banksy. Quasi nulla si sa di lui, se non che è originario di Bristol città in cui negli anni Novanta ha iniziato la sua attività. La sua è Street Art.Paul Cezanne  diceva “tutte le opere dipinte all’interno, nello studio, non saranno mai buone come quelle realizzate all’esterno” e Banksy l’ha preso in parola. Quasi un nuovo impressionista e postimpressionista che ha eletto la città come suo palcoscenico, i muri a tele personali.

È salito agli onori della cronaca il 1 ottobre 2013 quando a New York, visto un cartello che recitava “graffiti is a crime”, con un’ironia da maestro ha disegnato con la tecnica incriminata due ragazzini intenti a recuperare la bomboletta di vernice ritratta nel divieto stesso. Pochi attimi dopo la foto era già stata postata sul suo sito e quindi visibile in tutto il mondo. Impegnato in una campagna anti-graffiti, il sindaco Bloomberg è stato costretto a prendere provvedimenti ma Banksy il giorno dopo aveva già realizzato un secondo graffito This is my New York accent… Normally I write like this sulla saracinesca di un negozio sulla Westside.

Il terzo lavoro era un invito diretto ai passanti a completare l’opera. E il 7 di ottobre a Brooklyn ha parodiato l’opera di Keff Koon, disegnando un palloncino a forma di cuore incerottato. Il suo metodo per realizzare le opere è davvero simile a un intervento militare, un raid nel cuore della notte con tanto di foto a testimoniare il tutto. Già nel 2010 Time Magazine l’aveva incoronato fra le cento persone più influenti al mondo, accanto al presidente Obama, Steve Jobs e Lady Gaga, ma è stata la città di New York a consacrarlo definitivamente. Perché anche se la geografia dell’arte è cambiata, la città ne resta il cuore pulsante.

Le sue opere ora compaiono in tutte le città del mondo da Vienna a San Francisco, da Barcellona a Parigi e Detroit (nel 2010 ne aveva realizzata una a Napoli ma è stata cancellata). La sua arte si è evoluta, ora dipinge su tela e ha addirittura realizzato un documentario, Exit Through the Gift Shop che è stato nominato all’Oscar.




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