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01 ottobre 2014

Dan Brown: tra misteri e bufale

Dan Brown ha infuso magistralmente le sue opere di mistero attirando su di sé critiche, accuse di bufale ed entusiasmi fuori dal comune.

Credit: Federico Filacchione

La storia de Il codice Da Vinci di Dan Brown lascia intendere che Gesù non sia morto crocifisso, che abbia sposato Maria Maddalena e abbia fondato in Francia la dinastia dei Merovingi. La sua eredità sarebbe stata raccolta dal fantomatico Priorato di Sion. La Maddalena sarebbe arrivata in Francia approdando con un barca nel paese di Les-Saintes-Maries-de-la-Mer e in seguito sarebbe diventata la “Santa Apostola della Provenza” cui fu dedicata anche la Chiesa di Rennes le Chateau.

I maggiori studiosi del mondo cattolico tra cui Franco Cardini, Massimo Introvigne e molti altri, ma anche storici di vedute differenti hanno gridato all’imbroglio e al falso storico. Le ricostruzioni del libro farebbero acqua da tutte le parti. Lo storico e filologo Bart Ehrman avrebbe dimostrato l’esistenza di vere “bufale di classe“, mascherate da avvenimenti reali. La vita di Gesù non è stata scritta da molti seguaci, non è vero che un ebreo di quei tempi aveva l’obbligo di sposarsi, nessuna fonte dimostra che la Maddalena fosse incinta al momento della crocifissione di Gesù. Le affermazioni di Dan Brown sui Vangeli apocrifi sembrano inesatte in molti punti.

Quel che è certo è che Il Codice Da Vinci, così come Angeli e Demoni, sono opere letterarie e non saggi storici. Come opere di finzione hanno ispirato film di successo. Il loro alone di mistero ha attirato le persone che amano la storia, la suspence realistica, il colpo di scena, soprattutto in una vicenda così importante per la civiltà occidentale. La condanna e l’accusa di blasfemia ha incentivato l’interesse per i loro misteri. Come opere letterarie e di intrattenimento sono state un successo. Non si deve commettere l’errore di considerarle documenti storici, nonostante le rivendicazioni di veridicità che, tra l’altro, potrebbero far parte della verosimile finzione.

Photo Credit: Federico Filacchione Flickr




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