08 marzo 2016
Il Dio dell’amore, Eros: il mito
Le frecce di un ragazzo giustificano la potenza dell'amore
Eros è il Dio greco dell’Amore, eterno ragazzo figlio di Afrodite e Ares. Esiodo lo descrive come entità primordiale nata all’inizio della creazione, molla iniziale dell’umanità. La caratteristica principale e comune a tute le interpretazioni è la sua giovinezza un po’ capricciosa che ben si associa alla passione che rappresenta. Sembra che la stessa madre Afrodite lo tollerasse a fatica tanto che Zeus le consigliò di ucciderlo, ma il cuore di mamma trovò una mediazione lasciandolo nel bosco dove fu cresciuto da satiri e animali, diventando ancora più “furastico“.
La simbologia classica lo rappresenta biondo, alato e dotato di arco e faretra, pronto a colpire con le sue frecce stabilendo un legame irresistibile fra due persone: l’amore associato al giovane fanciullo è infatti il desiderio fisico, la molla passionale che fa crescere la tensione irrefrenabile verso l’oggetto o la persona amata. Nella letteratura greca e nella versione romana Cupido non crebbe mai, restò un eterno fanciullo a testimoniare la freschezza del sentimento a lui collegato. Nonostante la giovane età Eros è una delle divinità più potenti, proprio perché la sua volontà è ineluttabile e giustifica tragedie e guerre epocali, come la lunga epopea della Guerra di Troia che secondo la tradizione fu innescata per l’amore di Paride per Elena di Sparta. Interessante notare come una rappresentazione mitica del passato resti sempre attuale e come sia facile riconoscere in quel fanciullo le sfumature del nostro sentimento erotico (da Eros appunto) e la sensazione di urgenza che ci lega indissolubilmente all’oggetto del nostro amore.