18 giugno 2014
Social Housing, la casa per i né ricchi né poveri
Nuova frontiera dell'edilizia sociale, il concetto di Social Housing, ha uno scopo ambizioso: unire esigenze economiche a sostenibilità e integrazione.
Quante volte avete sentito dire frasi come: “con quello che guadagno a malapena ci pago l’affitto”, oppure “in due non copriamo neanche le spese”? Ebbene, nell’epoca della cosiddetta generazione “1000 euro” qualcuno ha pensato anche questo: il Social Housing.
Alla lettera: edilizia sociale. A metà tra una casa popolare e una residenza privata. Lo scopo è quello di fornire alloggi con buoni o ottimi standard di qualità con canoni che non superino il 25%-30% dello stipendio delle persone che li abitano. Prevalentemente si tratta di case concesse in affitto permanente che vengono assegnate a persone che ne possiedono i requisiti: dalle giovani coppie, agli anziani in difficili condizioni economiche; da studenti maggiorenni fuori sede, a famiglie a basso reddito. Insomma, né ricchi né poveri.
Evoluzione dell’edilizia popolare, si rivolge infatti a diverse tipologie di persone. Anche quelle che non rientrerebbero nei criteri di attribuzione delle più note case popolari. Tutto, favorendo integrazione e sostenibilità. Ad esempio attraverso l’utilizzo di spazi e servizi comuni tra gli abitanti: minori consumi, minore impatto ambientale. Rilancio del mercato immobiliare.
Il Social Housing è ormai diffuso in diversi paesi, seppur con diverse varianti. In alcuni viene definito e regolamentato da apposite leggi, mentre in altri non viene nemmeno nominato, come in Slovacchia, Repubblica ceca, Romania e Bulgaria, dove, però, sono considerati sociali tutti gli alloggi pubblici in affitto. Il solo Paese in cui il termine Social Housing viene descritto chiaramente è la Polonia: comprende proprietà comunali e associazioni abitative senza scopo di lucro.
Secondo i promotori, in Italia in particolare, questo concetto di edilizia sociale avrebbe un impatto positivo sul cosiddetto “problema casa”. Per esempio si potrebbero rivedere alcune delle criticità che riguardano le ormai note liste d’attesa delle case popolari. Oggi regolate da logiche che spesso vanno ben oltre il concetto di necessità : ambigue dichiarazioni dei redditi, poveri che poveri non sono e che ne usufruiscono in modo indiscriminato. Tutto a svantaggio di chi, in difficoltà, si trova davvero.
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