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16 luglio 2014

Non dirmi che hai paura: Catozzella racconta il sogno di correre più veloce del vento

La storia di Samia Yusuf Omar: un racconto che racchiude grandi insegnamenti, soprattutto per i giovani che non smettono mai di rincorrere i loro sogni

cotozzella samia

Correre, quanto più veloce possibile, fino a volare grazie alla forza del vento. Leggera come una piuma, magra come un filo d’erba, Samia corre ogni giorno e il suo unico pensiero è andare sempre più veloce: sogna di vincere ma, soprattutto, sogna la libertà. È lei la protagonista di Non dirmi che hai paura (Feltrinelli, 2014), ultimo romanzo di Giuseppe Catozzella, vincitore del Premio Strega Giovani 2014.

Quella di Samia è una storia vera. Somala di Mogadiscio, fin da bambina Samia divide con il suo amico Alì la voglia di correre e la sua volontà è così forte che riesce a qualificarsi per le Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima ma diventa un simbolo per le donne musulmane di tutto il mondo. Lei, però, vuole vincere e per farlo sfrutta l’occasione delle Olimpiadi di Londra.

In Somalia, nel frattempo, gli integralisti prendono sempre più potere: distruggono ogni sogno di libertà e Samia è costretta a correre avvolta dal burqa. Arriva poi il dolore di una perdita lacerante, che sconvolge ogni certezza e porta la ragazza a dare un taglio netto alla vecchia vita. Decide così di intraprendere il viaggio verso l’Europa, sola, con in mente il pensiero di correre.

Ogni falcata di Samia è ricca di aspettative, coraggio e dolore. La corsa è per lei l’unica via d’uscita. Corre con in mente le parole del suo amato Aabe, suo padre: “Un giorno guiderai la liberazione delle donne somale dalla schiavitù in cui gli uomini le hanno poste. Sarai la loro guida, piccola guerriera mia”.

Giuseppe Catozzella per mesi è entrato nella vita di Samia e, con frasi ricche di speranza e di umanità, ha dato voce alla vita di questa eroina dei nostri tempi. Con ferma razionalità e, al tempo stesso, con pathos travolgente, è riuscito a trasmettere la tragicità della storia senza ricadere nel banale. L’autore restituisce dignità e importanza alla protagonista, con stile semplice e diretto.

Il libro è come una delle corse di Samia: più vai avanti, pagina dopo pagina, e più l’unico pensiero diventa la libertà e il desiderio di giustizia per restituire la dignità alle donne vittime del fondamentalismo, qualunque esso sia.




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