19 giugno 2014
Macro, l’arte contemporanea a Roma
Tra le mostre attualmente disponibili “Shifting Identities. Identità nell'arte contemporanea delle ultime generazioni tra Finlandia ed Estonia” e una retrospettiva dedicata a Giacinto Cerone
Situato nei pressi di Porta Pia, nel quartiere Nomentano di Roma, il MACRO, museo d’arte contemporanea di Roma, è parte del sistema dei “Musei in Comune”, la rete che riunisce al suo interno le strutture espositive e i siti di interesse artistico e archeologico della Capitale. Fanno parte della sua collezione una serie di 600 opere risalenti principalmente alla seconda metà del Novecento, realizzate da artisti italiani come Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Piero Dorazio (del Gruppo Forma 1), Mario Ceroli, Pino Pascali (Arte Poovera) e Mimmo Rotella, solo per citarne alcuni.
Tra le mostre attualmente disponibili per i visitatori c’è “Shifting Identities. Identità nell’arte contemporanea delle ultime generazioni tra Finlandia ed Estonia”, aperta fino al prossimo 14 settembre, una raccolta di fotografie, sculture e video realizzati da artisti finlandesi ed estoni, popolazioni legate, anche se in modo diverso, alla necessità di ridefinire i confini della propria identità nazionale dall’ex- Unione Sovietica.
Di grande interesse anche “Global exchange: astrazione geometrica dal 1950”, un’esposizione di di opere di astrazione geometrica provenienti dal MACBA-Museo d’arte contemporanea di Buenos Aires. Curata da Joe Houston con la collaborazione di Micol Di Veroli e Massimo Scaringella, la mostra, che chiuderà i battenti il prossimo 14 settembre, vede la presenza di numerosi artisti italiani: Marina Apollonio, Franco Grignani, Ennio Chiggio, Grazia Varisco, Manfredo Massironi e Getulio Alviani. Tra gli artisti nord-americani compaiono, invece, tra gli altri, Francis Hewitt, Ernst Benkert, Jorrit Tornquist, Howard Mehring, Georg Karl Phaler, Gene Davis, Paul Reede James Hilleary, Paul Feeley.
Da non perdere anche la retrospettiva “Il massimo dell’orizzonte” dedicata, a dieci dalla morte, a Giacinto Cerone (1957–2004), con una selezione di oltre 30 opere su carta, molte delle quali esposte per la prima volta, provenienti da collezioni pubbliche e private.