29 dicembre 2015
Il primo supermercato degli scarti alimentari
La nascita dei supermercati off-grid, a impatto zero e alimentato attraverso il processo di digestione dei rifiuti
Una catena di supermercati nel Regno Unito, la Sainsbury’s ha aperto il primo negozio che va a scarti. Si tratta di una soluzione interessante per due dei principali problemi di sostenibilità: rifiuti ed energia.
Il negozio Sainsbury’s a Cannock, una città nel West Midlands, otterrà tutta la sua energia elettrica dai rifiuti alimentari attraverso un processo chiamato digestione anaerobica. Il processo, come dice la parola stessa, si basa sulla digestione dei rifiuti che genereranno una miscela di metano e anidride carbonica, ovvero un biogas ricco di energia, che andrà a fornire elettricità al supermercato, senza la necessità di combustibili fossili. Tutto questo verrà fatto con la collaborazione di una società di gestione dei rifiuti, la Biffi.
Gli scarti alimentari faranno, quindi, questi passaggi: per prima cosa verranno rivenduti alla clientela a un prezzo inferiore, pane e frutta invenduti saranno destinati alla produzione di mangime animale, tutto ciò che rimarrà e che potrà essere usato in cucina verrà donato a varie associazioni di beneficenza. Il resto verrà trasformato in energia o in digestato, un sottoprodotto che può essere impiegato come fertilizzante, rendendo il negozio a impatto zero.
Sainsbury’s non ha rivelato quanto spreco di cibo viene utilizzato nel processo ed esattamente quanta energia produce, ma dal loro annuncio sembra ci sia la possibilità di alimentare più negozi in questo modo. La società spiega che Biffa raccoglie i rifiuti alimentari non solo dal negozio Cannock, ma anche dai supermercati di tutto il Regno Unito. C’è bisogno, infatti, di una discreta quantità di rifiuti per alimentare un solo negozio: una tonnellata può generarne circa 300kWh.
L’Associazione Energie Rinnovabili Inglese ha calcolato che, se i rifiuti alimentari domestici di tutto il paese venissero riciclati con la digestione anaerobica, si potrebbero alimentare 350.000 famiglie. In altre parole, con i rifiuti di cibo tipico di una famiglia prodotti in un anno, si potrebbe produrre energia domestica sufficiente per quattro giorni.