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23 ottobre 2017

Questi ragazzi sono i primi quattro laureati italiani in “Big Data”.

Laureati in Data Science all'Università La Sapienza di Roma.

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Due ragazzi e due ragazze di 24 anni, tutti originari di Roma: Michele Gentile, Paolo Tamagnini, Cristina Menghini ed Elena Troccoli sono i primi laureati italiani in Data Science. Il corso di laurea magistrale, tenuto dall’Università La Sapienza di Roma vuole formare professionisti in grado di analizzare, interpretare e gestire una quantità sempre maggiore di dati, soprattutto digitali, con particolare attenzione alle pratiche innovative di business, l’industria di Internet, la privacy e la sicurezza.

Per Michele Gentile “è vero che le aziende cercano esperti di Big Data ma è anche vero che è un termine che va un po’ di moda“. Però ammette: “C’è la necessità di trasformare quello che è informazione in conoscenza. Per capirsi: il fatto di avere milioni di terabyte di dati a disposizione non vuol dire che li stiamo sfruttando a pieno“.
Michele è stato l’ultimo anno a Barcellona e con un professore ha lavorato ad un progetto di ricerca sulla data anonymization. In concreto, si trattava di prendere “dati da un ospedale e renderli anonimi” per diffondere e condividere le informazioni tra ospedali. “Sono strutture che fanno sì ricerca, ma non sono in grado di gestire i dati”. Ora si sta occupando del connettoma, una nuova scienza che studia il cervello trattandolo alla stregua di una rete.

Paolo Tamagnini, che viene da Ingegneria Gestionale, si vede ricercatore, ma negli Stati Uniti. “Questo master mi ha dato la possibilità di fare un internship a New York – racconta – e ho preparato il mio paper a Chicago: esperienze che mi hanno dato la possibilità di verificare come la Sapienza mi abbia preparato opportunamente alle richieste dell’estero“.

Il corso, come tutte le materie scientifiche, soffre di una percentuale di donne molto bassa. Ad ammetterlo è anche il presidente del corso di studi in Data Science, Stefano Leonardi secondo cui, però, “meno che in altre realtà simili“. Numeri alla mano, su 40 partecipanti al primo anno di corso (2015/2016), dieci erano ragazze. Nel 2016/2017 le donne erano 19 su 64 e quest’anno la stima è 11 su 75.

Cristina Menghini ed Elena Troccoli però guardano avanti. In fondo è anche per merito loro se il gender gap, si riduce. Piano, ma si riduce. Elena è laureata in matematica e ora anche in Data Science. “Si’ è vero, ci sono poche donne. All’inizio su 40 eravamo solamente in 10. Io vengo da matematica, dove devo dire eravamo distribuiti equamente fra uomini e donne. La speranza è che siano molte di più‘”.




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