20 ottobre 2017
Da “qual’è” a “avvolte”: gli strafalcioni grammaticali più comuni.
Ma anche "propio" e "pultroppo" sono errori piuttosto comuni.
“Qual’è“, “pultroppo“, “avvolte“: ecco gli errori più comuni degli italiani, strafalcioni che mostrano un dato incontrovertibile: gli italiani non sanno più scrivere in italiano, o almeno il 71% di loro compie errori grossolani.
A classificare gli errori più comuni e originali è un’indagine, condotta dal sito liberiamo.it, in occasione della XVII Settimana della lingua italiana nel mondo.
Tra i più comuni, oltre ai già citati, ci sono “propio“, “al linguine“, oltre al tradizionale “c’è ne” o “c’è né” invece di ce n’è. Il 45% degli italiani sbaglia l’apostrofo, il 34% il congiuntivo.
Secondo gli esperti di Libreriamo però una soluzione c’è: leggere con regolarità, scrivere a mano ed evitare neologismi. «È un problema che viene troppo spesso sottovalutato – afferma Saro Trovato, fondatore di Liberiamo – Non è possibile commettere certi errori e soprattutto non è accettabile che a farli siano soprattutto i giovani. Questo è figlio di un cattivo uso di internet e dei social. Eppure la rete, se utilizzata nel modo corretto, può contribuire a risollevare questa tendenza negativa».
Anche la punteggiatura lascia dietro di sé molte vittime: virgole, punti e virgola, due punti, non vanno mai usati alla leggera, così come apostrofi e accenti: l’esempio più noto è un po’: spesso storpiato con “un pò” o “un po”, nel 39% dei casi gli italiani lo scrivono scorrettamente.