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12 maggio 2017

In ospedale arriva la film-terapia, un aiuto per ridurre la percezione del dolore.

Dopo il Gemelli di Roma, sarà il turno del Niguarda a Milano.

Gemelli-Medicinema-3

Molto presto all’ospedale Niguarda di Milano i pazienti saranno “affiancati” nei loro percorsi medici anche dai film. Tutto merito di “MediCinema”, una Onlus italiana che punta a trasformare il cinema in – spiegano – “un nuovo servizio alla persona e un’esperienza terapeutica da vivere e condividere anche in ospedale”.

Così, nel grande ospedale milanese verrà costruita una sala di circa trecento metri quadrati tecnicamente all’avanguardia e raggiungibile da ogni parte della struttura attraverso corridoi sotterranei, illuminati e riscaldati. Il cinema sarà creato nel Blocco Nord grazie al contributo di privati e alla sponsorizzazione di Walt Disney, che è subito scesa in campo accanto alla Onlus.

Le prime file della sala saranno riservate alle persone in carrozzina, mentre dietro verranno creati altri novanta posti, tutti con le necessarie attrezzature per continuare le cure.

Lo spazio sarà adibito alla terapia di sollievo per i pazienti, adulti e bambini in degenza ospedaliera, ed accessibile anche ai familiari dei degenti. L’attività di terapia con il cinema sarà completata dall’utilizzo di vibro acustica con basse frequenze quale innovazione di intervento terapeutico.

Perché il cinema fa bene ai pazienti. “Uscire dalla propria stanza e assistere a un film è un’esperienza terapeutica che aiuta a ridurre la percezione del dolore, portando sollievo ai pazienti e alle loro famiglie – spiega la Onlus -.

E i risultati dello studio sono più che incoraggianti. Sui duecentosessanta pazienti “controllati” dopo la visione del film sono stati riscontrati miglioramenti tra il 20 e il 30% nella percezione del dolore. “È emerso che, a differenza dei pazienti rimasti in corsia, la maggior parte – ben l’80% – di quelli che hanno assistito ai film presentavano – evidenzia MediCinema – una riduzione significativa della percezione di trovarsi e sentirsi in ospedale, accompagnata dalla percezione di vivere in un clima emotivo che si avvicina a quello sperimentato a casa propria e, comunque, al di fuori del contesto ospedaliero”.

 

 




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