La pratica della scarificazione ha origini molto antiche e presso molte popolazioni indigene processi simili venivano messi in atto a fini religiosi e sciamanici; si trattava di riti di purificazione attraverso i quali si credeva di eliminare qualcosa di impuro offrendo in cambio beni preziosi come la pelle e il sangue.
Oggi questa pratica sta entrando a far parte delle nuove tendenze in fatto di tatuaggi; una sorta di passo in più rispetto al tattoo classico con cui vengono realizzati disegni sulla pelle attraverso l’inserimento di inchiostro nell’epidermide.
L’enorme differenza rispetto al classico tatuaggio è l’utilizzo, al posto della tipica macchinetta ad aghi, di una macchina chirurgica elettrica che brucia letteralmente le cute e la cauterizza, creando così vere cicatrici, più o meno profonde. Successivamente le zone della pelle trattate possono essere colorate, e così nasce il “tatuaggio in rilievo”.
Nella pratica della scarificazione rientrano diverse tecniche con cui si creano soggetti sulla pelle attraverso le presenza delle cicatrici: il cutting (ovvero l’incisione), il branding (marchio a fuoco), l’ice kiss (il marchio di ghiaccio) e la scarificazione vera e propria.