30 giugno 2014
Franz Kafka, La Metamorfosi: il terrore del selfie
Il racconto kafkiano come metafora della contemporaneità?
Franz Kafka è uno tra gli scrittori più problematici della Mitteleuropa. Problematico, straniante, paradossale, i suoi scritti raccontano alla perfezione le contraddizioni dell’inizio del ‘900. L’idea stessa della metamorfosi ha molto di questi anni: l’uomo che si trasforma in insetto e viene allontanato dalla famiglia. Quasi come se l’alienazione provocata dalla società di massa che, nell’epoca, stava nascendo, grazie all’industrializzazione europea, trasformasse l’uomo in altro da sé, senza che questo se ne accorga neanche.
Eppure, il topos delle Metamorfosi ha radici antichissime: dal tema del “Panta rei” di Eraclito, filosofo greco del quale ci rimangono poschissimi frammenti ai libri delle Metamorfosi di Ovidio che riassumono quello che i romani sapevano del mondo che li circondava. Eppure, oggi, il tema assume un’acezzione del tutto nuova.
In fondo, questa è l’epoca dei selfie. Cento anni dopo Kafka, ci ritroviamo a prendere il cellulare, allungare le braccia e immortalarci. In fondo, grazie ai selfie che stiamo raccogliendo nei mesi (o negli anni, se questa moda continuerà) racconterà i cambiamenti del viso di ognuno di noi. Semplicemente, le quattro età dell’uomo che si manifestano su Facebook. Però, come si riconduce tutto questo a Kafka?
Infatti, mettere insieme narcisismo contemporaneo e riservatezza austroungarica è complicato. Forse, sta nel fatto che sia il protagonista del racconto kafkiano che noi cambiamo e il selfie è indice del nostro cambiamento. Eppure, il cambiamento non è verso un’alienazione nei confronti delle nostre famiglie o dell’ordine sociale. Ma, verrebbe da chiedersi, se non è questa la forma di alienazione definitiva. Nel mentre, però, sorridiamo e facciamo “cheese”. Forse, col tempo ci guarderemo allo specchio e scopriremo di assomigliare allo scarafaggio, schiacciato cinque minuti prima.