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17 marzo 2015

Bukowski: le frasi più sconcertanti

Scrittore, poeta e provocatore. Ripercorriamo le “ massime” più famose di Bukowski.

Bukowski: le frasi più sconcertanti

“La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, […] e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente. La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire. Era bello avere una scelta. Io l’avevo fatta da un pezzo, la mia scelta. Alzai la bottiglia di vodka e la bevvi liscia. I russi sapevano il fatto loro”. Tratto da “ Donne”

Vent’anni fa, il 9 marzo 1994 moriva lo scrittore Henry Charles Bukowski, nato Heinirch Karl. Un’infanzia segnata da timidezza e solitudine, discriminato a causa dell’accento tedesco e dell’acne. A tredici anni il primo incontro con l’alcol, un’amore questo che durerà a lungo e lo porterà a vedere il mondo attraverso il fondo appiccicoso di un bicchiere vuoto: “questo mi aiuterà per molto tempo”, dirà poi. Ha consegnato alla storia sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie in cui ha mostrato al mondo l’altro lato del sogno americano. A vent’anni come Dean Moriarty di Kerouac iniziò il suo viaggio on the road, un gran tour in negativo lungo le coste degli States: soggiornando in pensioni-bordello, facendo il lavapiatti, il posteggiatore, il facchino, dormendo nei parchi pubblici e finendo anche in prigione, arrestato dall’FBI per sospetta renitenza alla leva. Corse di cavalli, sesso, sigarette, alcol, scommesse, soldi accartocciati in tasca e una macchina da scrivere: “la morte non conta un cazzo quando ti serve un posto per dormire”. Sempre irriverente: “La differenza fra Democrazia e Dittatura è che in Democrazia prima si vota e poi si prendono ordini; in Dittatura non c’è bisogno di sprecare il tempo andando a votare”. Il successo arrivò a fine anni Sessanta grazie all’incontro con John Martin, che fondò la casa editrice Black Sparrow con l’intento di pubblicare tutte le sue opere.

Una vita vissuta come un racconto, estrema, scomposta, sempre sul filo del rasoio perché “scrivere poesie non è difficile, difficile è viverle”. Un poeta maledetto che ha attraversato la beat generation, i movimenti hippy e contestatori senza mai farsi ingabbiare in alcuna definizione. Un viaggio di libertà ed evasione il suo. Gli ultimi anni della vita li trascorse in serenità. Morirà di leucemia fulminante rivolgendo alla morte queste ultime parole: “Ti ho dato tante di quelle occasioni che avresti dovuto portarmi via parecchio tempo fa. Vorrei essere sepolto vicino all’ippodromo… per sentire la volata sulla dirittura d’arrivo”.

Alla sua morte il New York Times lo ha definito “un discendente dei romantici visionari che ha onorato gli altari dell’eccesso”.




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