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10 dicembre 2014

Il patron della Formula Uno: Bernie Ecclestone

Nel circus da oltre cinquant’anni come pilota, team manager, proprietario di una scuderia ed infine fondatore della FOM. Ecco chi è il deus-ex-machina della F.1

Bernie Ecclestone

Immarcescibile, inossidabile, irremovibile, intramontabile. Bernie Ecclestone ad 84 anni suonati è ancora il deus-ex-machina della Formula Uno, nel bene e nel male. Sono passate le generazioni, sono cambiate le monoposto, le piste, i motori, le consuetudini. Lui resta. Forse anche oltre ogni ragionevole logica. Se infatti Ecclestone è l’uomo che ha trasformato la Formula Uno in un grande show-business, è anche quello che spesso ha dimenticato il fatto che sia prima di tutto uno sport, ha anteposto gli interessi economici a quelli agonistici e alla tradizione – di cui vive e respira l’appassionato di automobilismo – e ha portato il grande circus al punto più basso di popolarità lungo i suoi oltre 60 anni di storia. Dimenticando, forse, anche la sua origine: quella di un ragazzo che iniziò come meccanico e che fu magneticamente attratto dal mondo delle corse…

Oltre cinquant’anni fa…

Quando Bernie si affacciò in F.1 i motori erano anteriori, gli sponsor praticamente inesistenti come le misure di sicurezza ed il Campione del Mondo era Mike Hawthorn, inglese grande e dimenticato, al volante della Ferrari. Era il 1958. Ma torniamo indietro: Bernie nacque nell’ottobre del 1930 in un piccolo villaggio del Suffolk, nei pressi di Ipswich. Suo padre faceva il pescatore e lui a 16 anni abbandonò gli studi per seguire la sua passione iniziando a fare il meccanico. Ma la sua aspirazione era quella di diventare pilota professionista, sostenendo le sue velleità mettendo in piedi un business che si rivelò di successo nella compravendita di automobili. Nella seconda metà degli anni ’50, costituì così una sua scuderia sportiva, come piuttosto comune in quell’epoca. Il 18 maggio 1958 si iscrisse con una vecchia Connaught al GP di Monaco, ma non riuscì a qualificarsi per la gara staccando in prova solo il 21° tempo. Fu forse allora che capì che il suo talento al volante era relativo e comunque assai minore a quello dimostrato nel campo degli affari. Si dedicò così alla direzione della sua scuderia. Nel 1970 la svolta: dopo diversi anni di buon successo nelle formule minori, Ecclestone rilevò dal vecchio campione Jack Brabham, che intendeva ritirarsi a 44 anni, la scuderia che questi aveva fondato con il suo nome otto anni prima e con cui aveva già vinto due Titoli Mondiali. Bernie divenne così n°1 della Brabham, entrando dalla porta principale nel grande giro. Fu in quei quasi vent’anni da team manager – conditi da numerose vittorie ed altri due Titoli Mondiali con Nelson Piquet – che Bernie divenne punto di riferimento dell’associazione dei costruttori – la FOCA – e, con il tempo, numero uno della FOM (Formula One Management), la società da lui stesso fondata e che ha acquistato dalla Federazione Internazionale il diritto di sfruttamento dell’immagine della Formula Uno. Cinquant’anni dopo Bernie, uno degli uomini più ricchi del Regno Unito secondo il Sunday Times, è ancora saldamente in pista…




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