20 giugno 2014
Palio di Siena, la velocità della tradizione
Come può una tradizione correre come un cavallo?
Chi l’ha detto che il medioevo era lento, buio e oscuro? A Siena, più che tra le guglie di Notre Dame a Parigi, si scopre una verità alternativa fatta di colore, gioia e dinamismo. La cripta del Duomo è un esempio troppo facile: là sotto, sono stati nascosti per secoli degli affreschi che hanno riscritto la storia dell’arte del XIII Secolo.
La stessa cosa vale per gli affreschi del Palazzo Pubblico e per lo struggente rosone di Duccio che regala, al duomo, grande incompiuta del Medioevo toscano, il fascino di un gioiello unico nella storia dell’architettura di tutti i tempi. Accanto a questi colori, ci sono quelli delle contrade che, due volte l’anno, si corre in Piazza del Campo, letteralmente, a cavallo, tra storia e modernità.
Si è scritto molto del Palio e si è detto di tutto. Eppure, dopo secoli, i senesi sono ancora là a lottare per la propria contrada. L’”intrigo operoso” delle contrade è la vera e propria spina dorsale della società senese. La contrada, con le sue attività durante l’anno, è il luogo di aggregazione principale. Una volta servivano alla classe nobiliare per tenere sotto controllo il popolo. Eppure, oggi, le contrade rappresentano un gruppo molto importante, in città.
Eppure, la storia del Palio non è così antica. E’ vero che nelle città italiane sono sempre state organizzate delle corse di cavalli. Tra il XII e il XIII Secolo, infatti, venivano fatti esperimenti che, però, niente (o molto poco) avevano a che fare con le corse che si corrono tutt’oggi a parte il nome, palio, dal latino pallium, ovvero, mantello di lana.
Infatti, il palio in Piazza del Campo comincia ad essere corso nel XVI Secolo, quando Firenze, finalmente, conquista Siena e solo gradualmente diventa la manifestazione simbolo di Siena. Infatti, il Palio moderno nasce nel XVII Secolo e si afferma nell’immaginario cittadino. Il resto, semplicemente, è storia.