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10 luglio 2014

Michael Schumacher, ritratto del campione dalle piste di F1 all’incidente sugli sci

Il campione tedesco raccontato dagli esordi in Formula3 a Le Mans

Il mito Schumacher

Per capire chi è Michael Schumacher occorre andare indietro nel tempo. Non all’esordio in Jordan che colpì Briatore al punto da strapparlo alla Mercedes, ma a quando, proprio nella filiera Mercedes, il campionissimo di Kerpen correva nelle formule minori. Il vero momento in cui deve aver realizzato di essere un campione, forse, è stato proprio durante la gara più importante del calendario della Formula3, il Gp di Macao. Nella ex colonia portoghese, quello che sarebbe diventato il campionissimo, batté Hakkinen in una tra le gare più epiche di sempre.

È l’ultimo giro. Appena passato il traguardo, nella velocissima sezione del porto, il finlandese tampona Schumacher. Il tedesco rimane in gara. Riparte, indiavolato, verso la vittoria. Hakkinen, poi due volte iridato, si ferma. Un sogno che svanisce, un pezzo di leggenda che va a costruire il monumento del motorsport che tutti conosciamo.

Eppure, fino ad allora, del baslettone tedesco, non si era parlato granché: con la Sauber Mercedes aveva partecipato alla 24 di Le Mans senza troppi successi. Tuttavia, come ricorda Schlesser, il tedesco aveva un metodo che lo avrebbe portato lontano. A vincere, nel ’94, il primo mondiale e poi, nella maturità, a inaugurare il ciclo Ferrari più spaventoso di sempre.

Già, il ’94, l’anno di Senna e del suo schianto. C’è chi, nella morte del brasiliano, ha visto il definitivo passaggio di consegne, la chiusura di un’epoca, la definitiva fine degli anni ’80. Forse, non è così. Forse nel ’94 Schumacher avrebbe comunque vinto il mondiale. Comunque, i record, il mito, sono suoi e, ora che è uscito dal coma, ci ha regalato un’altra pagina della sua leggenda.

 




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