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27 luglio 2014

Ikebana, ovvero l’arte dei fiori viventi spiegata nei suoi fondamenti zen

Quest'arte che arriva dall'Oriente, porta a un miglioramento etico e personale di sé

ikebana 1

L’IkebanaKa-dō  è un’antichissima arte giapponese che consiste nella disposizione di fiori e altri elementi vegetali a scopo decorativo o religioso. Il termine stesso può essere tradotto in “disporre fiori”, perché è composto da ike, “lasciare in vita”, e bana,”fiore”. Quindi, traducendo alla lettera: “fiori viventi”.

Nella pratica si dispongono i fiori sull’appoggio predisposto esprimendo il proprio stato d’animo e inclinazioni e l’osservatore, intento a guardare, non coglierà solo l’arte, la bellezza e la preziosità della composizione, ma anche una percezione dell’anima dell’artista.

Questa nobile arte è arrivata nel nostro paese da pochi anni, ma sono già numerosi i corsi e le kermesse a essa dedicati. Lo scopo che si prefigge però non è così raggiungibile come sembra, infatti si basa sulla ricerca di una bellezza essenziale che si discosta molto da quella a cui siamo abituati. Il costosissimo fascio di centouno rose rosse a gambo lungo, ad esempio, dal punto di vista dell’Ikebana è sciatto ed esagerato.

Così, disporre ogni elemento vegetale e floreale diventa un’espressione del proprio essere, come suonare o dipingere, e forse noi occidentali possiamo solo apprezzare e accostarci a questa elegante forma di profonda comunicazione veicolata da quest’arte, senza acquisirla del tutto, essendo così lontana dalla nostra cultura.

Cosa unisce però il Ka-dō al Buddhismo Zen?

Per il Buddhismo Zen ogni attività, in particolar modo quella manuale, può diventare un sentiero, una via verso l’illuminazione. Ciò significa fare qualcosa non tanto per il suo risultato, ma per migliorare noi stessi.

Questo è possibile grazie alle regole compositive dell’Ikebana che rappresentano nella pratica ciò che la via dello Zen professa: applicando queste regole in modo cosciente e continuativo si fa in modo che le composizioni create vengano assimilate dall’artista, fino a diventare vere sfaccettature della sua etica personale.

Per esempio la ripetizione dell’esercizio di togliere il superfluo lasciando solo l’essenziale del ramo (per lo Zen rappresenta il concetto meno è meglio del più), se fatto con consapevolezza, muta la propria essenza divenendo un vero e proprio esercizio spirituale mediante il quale si impara a togliere il superfluo dalla propria vita lasciando solo l’essenziale.

Costruendo l’Ikebana, si diventa sempre più consapevoli di sé e del valore dei rapporti con le persone, gli animali, la natura, gli oggetti, l’ambiente, il tutto per arrivare a un concreto perfezionamento etico.




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