14 novembre 2015
I 50 anni della mitica Alfa Romeo Duetto.
Nel 1966 venne prodotta la prima Alfa Romeo Spider: un mito che dura ancora oggi.
Prodotta a partire dal 1966, l’Alfa Romeo Spider deve la denominazione “Duetto” a un concorso promozionale. Un nome che la Casa di Arese fu costretta ad abbandonare – almeno in via ufficiale – in quanto esclusiva di un’azienda produttrice di merendine, ma che si affermò comunque nell’uso comune e ancora oggi identifica le quattro generazioni della sportiva del Biscione.
Disegnata da Pininfarina e ispirata originariamente alla forma affusolata di un osso di seppia, spiccava per la linea bassa – l’altezza massima era contenuta in 129,5 cm – e la coda di tipo boat tail, vale a dire con un design che evocava la poppa delle imbarcazioni; un’esclusiva della prima serie, successivamente abbandonata in favore della “coda tronca” tipica della Mark II.
Condivideva la meccanica con la Giulia Sprint GT Veloce. Il 4 cilindri in linea da 1,6 litri e 109 cv, caratterizzato dalla distribuzione a doppio albero a camme in testa, da 2 valvole per cilindro e dall’alimentazione mediante una coppia di carburatori Weber, venne affiancato nel 1968 da un 1.8 da 114 cv – appannaggio della top di gamma 1750 Spider Veloce – e da un 1.3 da 89 cv riservato all’entry level Spider 1300 Junior.
La struttura a scocca portante, derivata dalla Giulia, prevedeva sospensioni indipendenti a triangoli sovrapposti all’avantreno e ad assale rigido al retrotreno.
La Duetto 1.6, complici la trasmissione manuale a 5 rapporti, la trazione posteriore e il peso contenuto in 996 kg, scattava da 0 a 100 km/h in 11,5 secondi e toccava i 185 km/h.
In produzione per quasi trent’anni – gli ultimi esemplari, destinati al Nord America, hanno visto la luce nel 1994 – ha riscosso un grande successo negli Stati Uniti, specie dopo essere stata utilizzata dall’attore Dustin Hoffman nel film “Il Laureato” del 1967. È stata l’ultima Alfa Romeo a trazione posteriore sino al debutto della 8C Competizione nel 2007.
Può essere considerata a pieno titolo un “mostro sacro” dell’automobilismo.