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19 giugno 2014

Damien Hirst, l’artista odiato dagli animalisti

Vero artista o autentico cialtrone?

Hirst in tutto il suo splendore

L’arte contemporanea, a volte, sembra un parco giochi nel quale tutto è permesso. Ha fato scalpore, qualche mese fa, la storia di quello studente londinese di arte che voleva farsi sverginare in una performance tenutasi in una galleria d’arte. Nessuno, in quell’occasione, alla fine fece atti sessuali. Ma quello è l’andazzo.

Tra un’installazione, un video e Dio sa cos’altro, ogni tanto, però, si trova qualche animale. Già, perché tra le tante cose che l’arte contemporanea ha fagocitato, ci sono anche gli animali. Possibilmente, messi sotto formalina in vasche che potrebbero contenere acquari. Il re di questa apprezzatissima (dal mercato) forma d’arte è Damien Hirst.

Probabilmente, qualche Don Abbondio, tra duemila anni, si chiederà “Hirst, chi era costui?”. Intanto, però, l’artista inglese del ’65 promotore (da giovane) degli Young British Artist è una star dell’arte contemporanea. Forse, anche, se non sopratutto, grazie alle controversie che provoca la sua arte che consiste, in larga parte, nell’esporre animali morti.

Un giornalista inglese, una volta, disse di aver visto uno squalo esposto da un ferramenta due anni che lo facesse Hirst chiedendosi poi cosa significasse: se il ferramenta dovesse essere considerato un artista contemporaneo da milioni di sterline. Naturalmente, alla domanda gli animalisti di mezzo mondo rispondono no. Non tanto per il ferramenta londinese, quanto per le opere di Hirst che, chi ama gli a nimali, porprio non riesce a digerire.

Infatti, è difficile credere che una mucca o una pecora dissezionate e messe sotto formaldeide abbiano qualcosa di sinceramente artistico. Però, il mercato ha detto di sì. Facendo un’altra (abusatissima, ma più che mai calzante) citazione manzoniana, verrebbe da chiedersi se fu vera gloria. Ai posteri l’altra sentenza.

Foto da Wikimedia Commons




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