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18 giugno 2014

Ayrton Senna:il più grande, per sempre

Il supercampione brasiliano è stato in grado di far innamorare le folle di tutto il mondo

Senna dettaglio

E poi capita che ti chiami Ayrton Senna da Silva, di nascere a San Paolo, da una famiglia ricchissima, di avere un carattere, ad essere ottimisti, complicato, ma di diventare, lo stesso un ero. L’eroe, di quelli alla Nuvolari, alla Fangio. Cose che tra gli anni ’80 e i ’90 dominati dalla Tv e dove la Formula1 si è trasformata da roba da uomini a roba da nerd. Senna, in fondo, è l’ultimo degli uomini, dei manici, dei personaggi. Con la sua morte, è finita un’epoca.

L’hanno detto tutti, ma chi se lo immagina un Vettel eroe mistico? In effetti, Senna questo era. Come nel 1988 sulle stradine di Monaco. Su quella gara, su cosa sia successo, ancora gli appassionati si interrogano. La dinamica, comunque, è questa.

Senna parte in pole. Gli inseguitori non riescono a vederlo, se non quando il brasiliano li doppia. Il suo avversario e compagno di squadra, Alain Prost, prima deve sbarazzarsi di Berger e, poi, può lanciarsi all’inseguimento. Ma Senna è irraggiungibile.

“Non esisteva più la pista – disse dopo – ero come in un tunnel. Andavo troppo veloce, non c’era più margine”. Senna, quindi, decide di controllarsi, di darsi un contegno. In fondo Prost è umiliato, distaccato di quasi un minuto, e lui sta celebrando la gara perfetta, la gara più bella della sua carriera. Un gioiello Eppure, qualcosa va come non deve.

La leggenda parla di Dio che gli sarebbe apparso alla curva del Portier. Senna si sarebbe distratto per quella visione e sarebbe andato deliberatamente sbattere, dando via libera al suo compagno di squadra, l’allora odiatissimo Prost che andò a vincere. La cronaca, di sicuro, parla di un Ron Dennis, patron della scuderia, che disertò il gala della squadra per rincuorare Senna. Un’intervista a Playboy racconta di un Senna convinto di essere andato a sbattere perché, conteso tra Dio e Satana, aveva scelto l’Altissimo, appostato oltre le barriere.

Gli scettici (ci sono sempre, in questi casi) sono convinti che Gesù non c’entri niente e che si sia trattato di una foratura piccolissima della quale Senna era a conoscenza, ma alla quale decise di non porre rimedio, cambiando gomme. Chissà.

Radicale, Senna. Nelle immagini, dava l’impressione di sentirsi l’unto dal Signore, il predestinato per la grandezza. Quel primo maggio del ’94dietro di lui c’era Schumacher che sarebbe diventato (numeri alla mano) il più grande di sempre. Un altro pilota, un superprofessionista: freddo e spietato come un algoritmo di fluidodinamica computazionale, proprio come un altro che con Senna aveva diviso il box e che sarebbe diventato Campione del Mondo: Mika Hakkinen.

Era l’alba di una nuova era, una rivoluzione che a Senna sarebbe stata stretta, forse. Ed è così, tragicamente, che il destino ha voluto che si consumasse il passaggio di consegne tra ciò che è stato e ciò che è tutt’ora. E’ stato un cedimento strutturale, un muretto sbagliato, una curva troppo pericolosa, si dirà. Ma, Michele Alboreto era sopravvissuto, qualche anno prima, facendo un incidente dalla dinamica molto simile. Ma, evidentemente, Dio, il fato, o chi per loro, avevano un altro piano.




Commenti

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Ultimi commenti

1 commento
  1. Fabio 30 dicembre 2014 alle 18:49

    Non capisco proprio che c’entrino Dio e Satana…Ha sbagliato.Punto.Era un essere umano,non una sorta di divinità come molti lo dipingono.Bah!!!!Personalmente ho sempre ritenuto che fosse un ottimo pilota come ce ne sono stati tanti prima e dopo la sua morte.Ebbe la fortuna di guidare una macchina che avrebbe vinto col telecomando oltre ad avere un compagno di squadra ormai giunto al crepuscolo della carriera.E’ un caso che appena s’imbattè in un pilota giovane,rampante ed ambizioso cominciò a prenderle di santa ragione,nonostante anche stavolta avesse una specie di missile sotto il sedere…????

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