23 gennaio 2017
WhatsApp, un paese intero in una chat contro furti e vandalismi.
La struttura è semplice, con un moderatore che tiene i contatti con le forze dell'ordine.
Eugenia ha 83 anni ed è una delle sentinelle di Treviolo, un paese in provincia di Bergamo con 10.000 abitanti, quattro frazioni, quattro parrocchie, quattro campi sportivi, un teatro. E un gruppo di Controllo del vicinato su WhatsApp, con 1.001 persone, l’esempio più importante in Italia di questo sistema nato nel 2013 e diffuso più in provincia che in città, dove la gente forse ha meno paura dei furti e delle truffe.
Qui è il contrario, e a tutti importa se qualcuno ha subito un assalto in casa, o una truffa. La gente partecipa, si dispiace e soffre.
Poche regole, ma chiare. I cittadini non amano definirsi una ronda, non solo una chat, perciò niente chiacchiere inutili.
Un esempio del buon funzionamento della chat? “Un vicino ha notato un tizio che si stava arrampicando su una casa accanto alla mia – racconta un cittadino – Mi ha chiamato. Sono uscito. Anzi, ho messo solo la testa fuori perché sono convinto che è meglio un coniglio vivo che un leone morto. L’ho visto. Ho urlato. Altri vicini sono usciti e hanno cominciato a gridare“.
E la descrizione che nel giro di qualche secondo è volata sui telefoni treviolesi è servita; Bisogna dare una descrizione esatta, altezza, carnagione, vestiti, accento. In quel caso era: “Uomo bianco, barba incolta, cappuccio, giubbotto nero“.
Intanto un altro fotografava il numero della targa. I carabinieri li hanno poi presi a Osio Sotto.
Il sistema funziona. I furti e i vandalismi sono diminuiti. La struttura è semplice. C’è un referente: “Io tengo i contatti con il Comune e le forze dell’ordine. E faccio anche il moderatore“. Come si entra nella chat? Dietro presentazione. Uno del gruppo garantisce per il nuovo ingresso. Età minima, 18 anni. Massima, senza limiti.