13 settembre 2014
The Burning Man: il festival da vedere almeno una volta nella vita
Si è concluso il primo settembre il festival più grande del Nord America all'insegna della libertà
Cosa ci fanno circa 65.000 persone nel Black Rock Desert del Nevada? Questo luogo spopolato prende vita per otto giorni, dal 1991, grazie al Festival Burning Man ideato da tre amici: Kevin Evans, John Law e Michael Mikel. Nonostante le temperature bollenti di giorno e fredde di notte, persone da tutto il mondo accorrono in Nord America e qui danno vita a una cittadina, la Black Rock City, con tanto di strade con nome e numero.
Vigono delle regole molto ferree: non si può girare in auto, non si può fotografare nulla senza chiedere il permesso, l’ultimo giorno dev’essere tutto ripulito e, soprattutto – ad eccezione del ghiaccio e del caffè – nulla si acquista, è ammesso solo il baratto.
Rispettando queste regole, vige la totale libertà. Ognuno può fare quello che vuole e vivere questi giorni nel modo che più preferisce, ed è proprio questa sorta di anarchia che dà vita al festival. Non è, infatti, un grande concerto (ma di certo si possono incontrare persone che suonano) ma solo un luogo di aggregazione dove prendono vita le maggiori stranezze e le attività più disparate.
Dell’edizione di quest’anno, conclusasi il primo settembre, ad esempio, si è molto parlato di una sfilata di veicoli bizzarri e modificati, che hanno invaso la Black Rock City, e filmati in coda al Departement of Mutant Vehicls (Dipartimento dei Veicoli Mutanti), l’organismo incaricato di accettare o meno gli strani autoveicoli che potranno gironzolare per il festival.
L’ultimo giorno è quello più importante e da questo prende il nome. Tutta la città si sviluppa, infatti, intorno ad un grande fantoccio in legno che, alla fine, viene bruciato. Gli ideatori parlano di esperimento di convivenza ed effettivamente questo è ciò che si può riscontrare in questa cittadina provvisoria.
Accanto a persone provviste solo di una semplice tenda e poche cose, pare che quest’anno la presenza di persone benestanti sia aumentata, fino a dare vita a un quartiere separato, popolato da roulotte di lusso, signorine succinte e costose opere d’arte. Proprio come in una vera città! In molti, sui giornale, hanno criticato questo lato del festival, vedendolo come una sorta di tradimento ad un valore fondante che, in realtà, non esiste. Tutto al Burning Festival si basa sulla libertà, senza alcuna forma di distinzione.
Credits: Michael Holde