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17 ottobre 2017

Successi e disastri: le storie degli sportivi diventati imprenditori.

Da Beckham e Djokovic, a Ronaldo e Vieri: chi ce l'ha fatta e chi no.

MELBOURNE, AUSTRALIA - JANUARY 17:  Novak Djokovic of Serbia speaks to the media after winning his first round match against Paolo Lorenzi of Italy during day two of the 2012 Australian Open at Melbourne Park on January 17, 2012 in Melbourne, Australia.  (Photo by Scott Barbour/Getty Images)

Le grandi ricchezze accumulate in pochi anni dai protagonisti del mondo dello sport vengono di solito investite in attività che si rivelano poi più o meno redditizie. Ecco le più eclatanti, dai successi milionari ai fallimenti più rumorosi.

Cristiano Ronaldo. La sua scelta imprenditoriale si è rivolta agli hotel di lusso, più precisamente una catena di hotel dal nome evocativo – CR7 – realizzata insieme a Pestana Group. Si tratta di un investimento da 37 milioni di euro fra Madeira – la sua città natale – Lisbona, Madrid e New York. “Non mi vedo come allenatore – confessa il campione del Real Madrid – né tantomeno presidente di club. Forse fra qualche anno la penserò diversamente, ma volevo prendere una decisione oggi sul mio futuro”. Un futuro, comunque vadano gli hotel, che ha delle basi solidissime nel presente. Ronaldo, calciatore più pagato del mondo, possiede già un marchio di abbigliamento e di scarpe e nel 2014 vanta guadagni per 70 milioni di euro

David Beckham, ex “Golden Boy” di Manchester United, Real Madrid e Milan, nonché autentico sex symbol del football britannico. Beckham non ha una vera e propria attività imprenditoriale, ma guadagna non meno di 1 milione di euro al mese solo grazie allo sfruttamento dei diritti d’immagine che “presta” a varie aziende. Al suo attivo ha collaborazioni con H&M, Haig Club Whisky e Adidas (per cui ha fatto da cerimoniere nell’inaugurazione del nuovo store a Milano). Dati comunque in discesa rispetto al 2016. Secondo il ‘Mirror’, a influire negativamente sul conto corrente dell’ex calciatore ci sarebbero anche i prelievi effettuati per coprire alcuni debiti della moglie. È stato calcolato che Victoria abbia ripianato un buco da 4,6 milioni di sterline sul conto della sua azienda di moda grazie a un versamento di 7 milioni arrivato proprio dalle tasche di David. “Follow the money”, dicevano alcuni. “Cherchez la femme”, dicevano altri.

Novak Djokovic è già proiettato su iniziative imprenditoriali a lungo termine. Prima fra tutte la catena di ristoranti denominata appunto “Novak”, che in omaggio al tennista giramondo propone un menù decisamente cosmopolita, che va da piatti tipicamente serbi ai burritos messicani, fino all’italianissima carbonara. Suo anche il ristorante vegano Equita a Montecarlo. Ma Djokovic ha anche un animo attento al sociale, forse forgiato dall’esperienza della guerra jugoslava: ha infatti aperto un ristorante per offrire pasti gratuiti alle persone bisognose. “Il denaro non è un problema per me – confessa Nole -. Ho guadagnato abbastanza per sfamare tutta la Serbia, penso che meritino questo dopo tutto il sostegno che mi stanno dando”

Rino Gattuso ha deciso di diventare un vero e proprio imprenditore ittico. Ha infatti aperto nel 2010 un’azienda ittica destinata alla depurazione e all’allevamento dei molluschi “Gattuso & Catapano”, con sede nel paese natale del calciatore, Schiavonea di Corigliano Calabro. L’ex giocatore del Milan ha inoltre aperto una pescheria-ristorante a Gallarate, a due passi da Milanello.

Paolo Maldini si è impegnato in imprese più o meno fortunate soprattutto nel campo della ristorazione e della moda. Arcinota l’epopea di “Sweet Years” insieme all’amico Bobo Vieri. Tuttavia Maldini non ha mai voluto completamente uscire dal mondo che sente proprio, quello del calcio. Poco attratto dallo stress tipico del ruolo di allenatore, mira ad essere dirigente. Non gli è stato concesso lo spazio che desiderava nel nuovo Milan di proprietà cinese, così ha deciso di diventare proprietario, con Riccardo Silva, della squadra di calcio di Miami, il Miami Football Club.

Serena Williams è diventata prima una tecnica certificata nella costruzione e ricostruzione di unghie, fino a lanciare la propria linea personale con l’azienda HairTech. E’ così divenuta il primo atleta donna di colore a finire sulla copertina di Vogue Magazine nel 2015.

Gerard Piquè, uno dei simboli del Barça e dell’indipendentismo catalano, si è già preparato il terreno per il dopo. Ha infatti fondato la Kerad Games, specializzata in videogiochi nonché ideatrice di Golden Manager, un gioco di strategia e gestione, simile al popolarissimo Football Manager. Inoltre ha puntato sulla Bas Alimentaria, piccola azienda catalana specializzata nella produzione di hamburger di alta qualità per la grande distribuzione, di cui detiene quasi un terzo del pacchetto azionario.

Niki Lauda è andato oltre, fondando una propria compagnia aerea, appunto la Lauda Air, nel 1979, dopo i due Mondiali vinti con la Ferrari e prima del terzo al volante della McLaren. Al contrario di quanto si sia soliti pensare, la compagnia non finì solo per la strategia troppo aggressiva sulle tratte internazionali (pare fosse la compagnia, insieme a Korean Airlines, con cui si mangiasse meglio negli anni ’90), ma anche e soprattutto per una precisa scelta del governo austriaco il quale, desiderando che l’aviazione commerciale austriaca si concentrasse in un solo gruppo, adottò una strategia finalizzata a favorire l’acquisto delle azioni della Lauda Air e anche della Tyrolean Airways da parte di Austrian Airlines. L’ex pilota ha ridimensionato il proprio impegno con la più piccola ‘Niki’, ora interessata ad Air Berlin. Lauda lavora ancora in Formula 1, per la Mercedes, dove ritrova il vecchio umorismo asciutto: “Vorrei correre nella F1 odierna – ha detto recentemente – perché guadagnerei molto di più e avrei ancora le mie orecchie”.

E’ clamoroso invece il tonfo di Boris Becker, indimenticato campione tedesco del tennis degli anni ’80 e ’90, non ha scelto avventure imprenditoriali, restando nel mondo del tennis come consulente tecnico, fra gli altri di Novak Djokovic. E’ quindi difficile spiegarsi i 61 milioni di debito recentemente certificati nei suoi confronti. C’è chi dice che il poker abbia avuto il suo peso, certo è che a breve Becker potrebbe doversela inventare, l’attività: aprendo un negozio in cui vendere i tanti titoli sportivi per pagare i debiti.




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