Web Analytics Numero Zero, il nuovo romanzo di Umberto Eco. - The Mood Post

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13 gennaio 2015

Numero Zero, il nuovo romanzo di Umberto Eco.

Un romanzo, con un tocco noir, che è anche una grande metafora dei nostri tempi.

umberto eco

Umberto Eco ritorna al romanzo, occupandosi degli argomenti che gli sono più cari: complotti, dietrologie, logge segrete e falsi miti. Da pochi giorni in tutte le librerie, Numero Zero è la parodia, un po’ grottesca, di quello che può accadere (o forse è già accaduto…) in qualche giornale italiano.

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l’incubo sia finito.

Si può credere che il libro sia solo un romanzo, ma quando si parla del famoso filosofo e semiologo di Alessandria, i confini di genere perdono un po’ il senso e tutto può essere letto come una gigantesca metafora.

 




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