15 dicembre 2015
Dove studiare per diventare uno chef stellato.
Dall'Università di scienze gastronomiche all'Accademia culinaria; da Alma ai numerosi premi.
Inseguono sogni e stelle (Michelin). Hanno meno di 35 anni, lavorano all’estero in brigate multiculturali e poi tornano in Italia, per svecchiare il ristorante di famiglia o per inaugurarne uno nuovo. Meglio se con un gioco di squadra: tante le coppie, gli amici e i fratelli che hanno fatto insieme la scommessa.
“Usando una formula che ha permesso a tanti di loro di mettersi in proprio, quella del bistrot gastronomico, più qualità e creatività nel piatto, meno importanza alla carta dei vini e al lusso dell’ambiente. Con in più una visione cosmopolita, costruita grazie alle tante esperienze fatte oltreconfine, una sorta di Erasmus degli chef”, spiega Paolo Marchi, anima di Identità golose, congresso internazionale di cucina d’autore e relativa guida, con un focus sui cuochi tra i 20 e i 40 anni.
“Negli ultimi cinque anni c’è stato un boom d’iscrizioni e il 70% dei diplomati trova lavoro in pochi mesi”, spiega Ilario Ierace, presidente della Rete Nazionale Istituti Alberghieri. Lo confermano i dati del ministero dell’Istruzione: l’alberghiero è, con il 9% delle preferenze, l’indirizzo più scelto dopo i licei scientifico e linguistico.
C’è poi chi si laurea all’Università di scienze gastronomiche e chi va a scuola dai grandi maestri: Gualtiero Marchesi è da anni rettore di Alma a Parma, il tristellato Niko Romito ha lanciato a fine 2012 il suo progetto di formazione in Abruzzo.
Ultima, ma altrettanto ambiziosa, l’Accademia culinaria avviata da Carlo Cracco ad Abbiategrasso.
Tutti modi per mettersi in luce, così come premi quali il San Pellegrino Young Chef e il Birra Moretti Grand Cru, la più importante piattaforma di talent scouting per cuochi under 35.