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05 maggio 2016

Le scalate che hanno fatto la storia dell’Everest.

Nel 1953 la prima scalata sulla vetta dell'Everest che vide protagonisti Edmund Hillary e Tenzing Norgay.

Everest

Entro la fine del 19° secolo, la necessità di nuove sfide ha spinto gli alpinisti a guardare verso l’Asia, e la speranza di raggiungere il punto più alto della terra è diventato un desiderio comune tra i migliori scalatori britannici. Ci vollero anni prima che il sogno di scalare la vetta prese vita. Né Tibet né Nepal infatti non permettevano agli europei di attraversare le loro frontiere, e senza l’accesso da uno di questi paesi l’Everest era irraggiungibile.

Nel gennaio del 1921 la Royal Geographical Society e il Club Alpino ricevono finalmente il permesso dal Tibet ad inviare una spedizione congiunta sull’Everest. Dal momento che così poco si sapeva della geografia locale, la spedizione del 1921 è stata descritta come una ‘ricognizione’. Ufficialmente, l’obiettivo della spedizione era quello di tracciare il miglior percorso fino al vertice.

Guidati dai risultati di questa ricognizione, una seconda spedizione lasciò la Gran Bretagna per l’Everest l’anno successivo. A differenza della prima spedizione, la seconda squadra di esploratori aveva la vetta come obiettivo primario. I preparativi per la spedizione  del 1922 diedero luogo al primo dibattito circa l’uso di bombole di ossigeno da parte degli scalatori. I mesi successivi furono intensi e i tentavi di scalare la montagna furono un fallimento finito in tragedia, una valanga travolse ed uccise sette facchini.

Due anni più tardi, veterani della spedizione del 1922 rientrarono in Tibet, fiduciosi che le lezioni acquisite dai fallimenti precedenti avrebbero portato al successo. Anche questa volta le spedizioni non andarono a buon fine, gli inglesi George Leigh-Mallory e Andrew Irvine intenti a intraprendere l’ennesimo tentativo non tornarono mai al campo.

Il Dalai Lama dopo i tragici avvenimenti successi decise di richiudere il confine e per quasi un decennio a nessuno fu permesso di tornare. La scalata diventò una vera e propria ossessione per gli alpinisti britannici. Ne seguirono molti altri tentativi falliti, la pausa per la Seconda Guerra Mondiale, l’ennesima chiusura dei confini, fino ad arrivare al 1953 quando il neozelandese Edmund Hillary e Tensing Norgay, uno Sherpa nepalese, arrivarono alla vetta.

Il successo di Hillary raggiunse l’Inghilterra poche ore prima dell’incoronazione di Sua Maestà la Regina Elisabetta II e fu interpretato come un buon segno per il nuovo monarca. Tre anni dopo, un altro successo da parte di una spedizione svizzera.

Come non ricordare poi la grande scalata di Reinhold Messner che rivoluzionò l’impresa riuscendo a salire la vetta senza ossigeno o Hans Kammerlander che nel 1966 salì in solitaria in meno di 17 ore, la scalata più veloce dell’Everest, senza però dimenticare tutte le vittime di queste imprese estreme.

 

 




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