20 giugno 2014
One Piece, il manga infinito di Eiichiro Oda
Nessuno, come i giapponesi, è in grado di costruire mondi alternativi
Se c’è una cosa in cui sono bravi i fumettisti giapponese è quella di creare mondi alternativi. I manga giapponesi da Dragon Ball in avanti, hanno dato davvero dimostrazione di una fantasia (a volte) malata che mescola elementi reali ad elementi completamente fantastici. I fan ne sono innamorati. Chi ama una narrativa più “con i piedi per terra” non ne è così entusiasta. Eppure, alcuni di questi manga sono diventati autentici oggetti di culto.
Uno di questi è “One piece”. Nato alla metà degli anni ’90, si ispira alle storie dei pirati dei caraibi. Anche se, di caraibico, c’è solo l’ispirazione: isolse, superpoteri e navi meravigliose. Tutto, in questo manga, è eccessivo. E, mentre in alcuni manga, quantomeno la terra assomiglia al suo omolgo reale, qua siamo completamente in un’altra dimensione.
In questa terra, fatta di cinque mari e di un continente, si svolgono le avventure di Rubber, della sua ciurma e di altre centinaia di personaggi che hanno coperto chilometri di pagine dei manga. Nessuno si è mai posto il problema di sapere che quota raggiungerebbero i volumi del manga tutti insieme oppure, quale distanza coprirebbero i nastri degli anime dedidacti. E’ un dato di fatto che, come nella migliore tradizione del manga giapponese, ogni singolo yen è stato spremuto da questa serie di avventure.
Non si contato neanche i videogiochi che, su ogni piattaforma possibile e immaginabile, hanno contribuito a cementare il mito. In Italia, la prima edizione è del 2001. Eppure, dopo tredici anni di onorata carriera, ancora non si vede la fine di questa saga che nulla ha da invidiare, per lunghezza, alle soap opera di maggior successo.. Chi sa se Rubber e compagni riusciranno a trovare, finalmente il tesoro. Questo è un appello a Eiichiro Oda: per favore, faglielo trovare e piantiamola qui.