05 aprile 2016
Koko: il nuovo social che aiuta a combattere ansie e problemi.
Come funziona e perché sta spopolando il social che si basa sull'anonimato.
Se avete un problema e non sapete con chi parlarne, il nuovo social network Koko vi viene in aiuto: a differenza di Facebook, dove sono le persone che vi conoscono – più o meno – a giudicare e consigliare, Koko è un’app che permette di ricevere feedback anonimi e spassionati da utenti affidabili e recensiti.
L’esperienza offerta da questo nuovo social network si basa sull’offrire sollievo agli utenti in preda a stati mentali ansiogeni. A fondarlo non poteva che essere uno psicologo, Rob Morris, che durante la progettazione ha sperimentato più volte il potere della collaborazione online: ogni qual volta si imbatteva in un bug, il supporto offerto dagli utenti si è rivelato provvidenziale: estranei senza alcun obbligo nei suoi confronti, lo hanno aiutato a risolvere i suoi problemi di codice. Morris aveva solo una responsabilità nei loro confronti: aiutarli a sua volta qualora ne avessero avuto bisogno.
L’idea di un’intelligenza collettiva applicata al benessere mentale lo ha affascinato: cosa poteva succedere se si metteva online un pensiero negativo e lo si lasciava smontare dalle numerose interpretazioni provenienti da persone diverse? Usare una App per combattere la depressione potrebbe sembrare ingenuo, ma Morris spiega che i risultati emersi da interventi effettuati online o autoindotti applicati alla depressione mostrano risultati promettenti.
Rispetto al suo concorrente Panoply, Koko ha qualche differenza. Innanzitutto funziona su smartphone e non su web. L’app è stata pensata per essere seducente e usa un linguaggio per intercettare il pubblico più ampio. Inoltre Koko non è pensata solo per i casi di depressione, ma anche per lo stress di ogni giorno. La speranza di Morris è quella di sollevare il problema nella mente di coloro che non si considerano depressi o mentalmente “non in salute”.
Una volta effettuato l’accesso, Koko chiede all’utente di scegliere un tema (scuola, famiglia, relazioni, lavoro) e di scrivere in poche frasi il peggior scenario possibile creato dalle proprie preoccupazioni. Quello, secondo Morris, è il nocciolo che ci avvelena. La frase principale viene mostrata in una carta che un altro utente può leggere e commentare. O saltere con uno swipe, proprio come su Tinder.
Se l’utente sente affinità con il problema, può intervenire cliccando sul tasto “Help to rethink this” (Aiuta a ripensarlo). Si apre una piccola finestra che permette di inserire il proprio commento, indirizzato dalladomanda: “Puoi indicare una scelta più ottimista per questa situazione?” o “Questo potrebbe essere migliore di quanto pensi perché…”. Queste domande servono per indirizzare gli utenti verso una corretta applicazione del metodo cognitivo comportamentale, anche se l’app non offre alcun tutorial specifico. Ma secondo Morris il vero beneficio dell’app non lo trae chi riceve i consigli, ma chi li dà. “Se ci si appropria della capacità di ripensare in modo positivo situazioni stressanti, si può acquisire il super potere della resilienza”, spiega Morris. Solo in questo modo si può evitare di soffrire a propria volta di situazioni stressanti.