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26 maggio 2016

Forzare la memoria con le “strategie di associazioni”.

Per ricordarci qualcosa, dobbiamo associarla ad un indizio evidente.

memoria-ricordi

La strategia per ricordare per associazione non è una novità. I campioni di memoria la utilizzano per memorizzare sfilze lunghissime di parole o numeri, per abbinare tra loro oggetti e concetti, oggetti ed azioni. Ma funziona davvero secondo la scienza? Si, ma alcune strategie di associazioni funzionano più di altre.

In particolare l’ideale sarebbe incontrare l’indizio che per associazione ci richiama al compito da fare al momento giusto, nel posto giusto. Indizio che funziona tanto meglio quanto è evidente. Tutto questo per funzionare non ha bisogno che della memoria.

In un esperimento condotto dalla Wharton School della University of Pennsylvania 87 persone dovevano svolgere un compito al computer. I partecipanti hanno saputo che la loro partecipazione avrebbe portato anche alla donazione di un euro in beneficenza se al momento in cui sarebbero stati ricompensati per il test si fossero ricordati di prendere una graffetta. Ad alcuni è stato detto anche che sul desk dove sarebbero stati pagati sarebbe stata presente la statua di un elefante a ricordar loro di prendere la graffetta. Un indizio che, se evidente e presentato al momento opportuno, potrebbe aver favorito le donazioni, e in generale il ricordo, per associazione. Davvero? Sì: il 74% dei partecipanti avvisati dall’indizio elefante alla fine del test ha preso la graffetta contro il 42% di quelli che non erano stati avvisati sulla presenza dell’indizio.

Ma funzionare non era tanto il reminder (“ricordati la graffetta alla fine del test”,) quanto piuttosto il fatto che fosse stato associato a un indizio visibile, evidente.
L’idea è che gli indizi per ricordare tramite associazione funzionino meglio quando si distinguono rispetto a quelli incontrati regolarmente o contemporaneamente.




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