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29 settembre 2014

Il cinema estremo di Werner Herzog e Klaus Kinski

"Il goffo gesto delle spalle e la smorfia del viso di Klaus hanno influenzato tutto il mio cinema" (W.Herzog)

Cobra_Verde

La parola più usata per descrivere Werner Herzog, regista 70enne nato a Monaco di Baviera, è “visionario“.
Herzog è un uomo dai folti capelli, dalla personalità indescrivibile, a tratti giudicato folle, a tratti romantico. Ha scritto, diretto e prodotto una ventina di pellicole, fatto decine di documentari tra i più belli al mondo come lo straordinario “Grizzly Man” del 2005, dove racconta la storia di Timothy Treadwell, amante dei Grizzly che verrà poi ucciso proprio da uno di loro. I film di Herzog hanno una dimensione spirituale, nonostante si dichiari ateo. Dall’animo inquieto, è una figura errante sempre in cerca di qualcosa nei luoghi più remoti della terra, dall’Antartide all’Himalaya.
Insieme ai colleghi Wim Wenders, Rainer Werner Fassbinder e Volker Schlöndorff, Herzog giocherà un ruolo fondamentale nel rinascimento cinematografico della Germania dagli anni Sessanta in poi, grazie anche alla ricerca di ciò che definisce una “verità estasiante”.

Uno dei suoi primi lavori, poi diventato leggendario, sarà “Aguirre, furore di Dio” (1972), per molti la sua realizzazione per eccellenza. Forse rendendosi conto che il modo migliore per ritrarre un egocentrico pazzo sarebbe stato semplicemente quello di ingaggiarne uno, Herzog convince il suo connazionale Klaus Kinski a prendere il ruolo principale di Aguirre, nel primo dei cinque film che avrebbero fatto insieme. Ne nasce una collaborazione attore-regista considerata tra le più violente e tormentate, ma allo stesso tempo più creativamente proficue. Il rapporto tra i due supera da subito il piano professionale, ne nasce un’amicizia complessa tra minacce di morte e liti, ma indispensabile per entrambi.

Un decennio più tardi, Herzog  sceglie di lavorare nuovamente con Kinski in un progetto ancor più ambizioso: “Fitzcarraldo (1982)”, la furia ribollente di Klaus avrebbe tradotto perfettamente sullo schermo quegli estremi di frustrazione umana che voleva esplorare e trasmettere.

Kinski morirà nel 1991, alcuni anni dopo la sua morte Herzog racconterà la persona e il loro rapporto nel documentario “Kinski – Il mio nemico più caro“, ripercorrendo il periodo in cui vissero insieme, in un appartamento di Monaco, le riprese e i brani dei film condivisi:”Nosferatu”, “Woyzeck”, “Cobra verde” e scoprire quindi che l’equilibrio tra i due era costruito su estremi, estremi di ossessione, estremi di sforzo fisico, estremi di un selvaggio temperamento.




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