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12 agosto 2014

Amazzonia: un inno alla natura tra cinema e deforestazione

La super produzione franco-brasiliana promette di rivoluzionare il modo in cui il cinema racconta la Natura

Amazzonia

Avatar? Roba da dilettanti. Gravity? Una bazzecola, giacché è stato realizzato in studio, da una troupe superprofessionale. Sì, perché questi classici del cinema tridimensionale non hanno quello che, per esempio, Amazzonia ha: cioè il valore aggiunto di girare dal vivo scene sulle quali il regista non ha il pieno controllo.

In fondo, la tecnologia di registrazione 3D è molto recente: i film registrati con questa tecnica sono entrati nell’immaginario ma mai, prima d’ora, la natura era entrata dentro un obiettivo stereoscopico. Nel miracolo sono riusciti, infatti, i cameramen franco-brasiliani che, con Amazzonia, hanno reso l’emozione di uno tra gli ecosistemi più complessi della Terra e, con tecniche pionieristiche, hanno alzato ulteriormente l’asticella degli standard del documentario.

La storia è quella di una scimmia cresciuta in cattività che sopravvive a un disastro aereo. La lotta per la sopravvivenza del piccolo primate diventa, così, un pretesto per fare un viaggio all’interno della foresta pluviale più grande del mondo. Il viaggio permette di entrare nella complessità di un ecosistema in lotta contro l’uomo per la sua sopravvivenza.

Il regista francese Thierry Ragobert, per anni produttore dei film di Jaques Coustau, ha dovuto, però, fare ricorso a tutta la sua esperienza, per girare la sua storia. Il film ha richiesto, infatti, due anni in fase di scrittura, nove mesi per ambientare gli animali in Amazzonia e mesi di ricerca e sviluppo sulle lenti e sulle macchine da presa. A gestire il tutto, una troupe di 60 persone, con una vasta esperienza nel settore dei documentari.

Questo sforzo professionale si è trasformato in un successo di critica. Secondo alcuni, infatti, Amazzonia è una lezione di ecologia fatta fuori dalla cattedra. Di sicuro, i colori dell’Amazzonia e l’azione delle decine di animali ripresi nel film, faranno innamorare anche chi non è molto avvezzo ai documentari ma, soprattutto, aiuteranno a difendere un patrimonio di tutti. In fondo, se l’Amazzonia è considerata il polmone verde del Pianeta, un motivo ci deve pur essere.




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