Web Analytics E' allarme processionaria in molte regioni italiane: perché questo millepiedi fa paura? - The Mood Post

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15 marzo 2017

E’ allarme processionaria in molte regioni italiane: perché questo millepiedi fa paura?

Bambini e animali i soggetti più a rischio: ecco cosa fare in caso di contatto.

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A vederla, la processionaria sembrerebbe un simpatico millepiedi. Ma l’apparenza inganna. La Thaumetopoea pityocampa o la sua ‘cugina’, la Thaumetopoea processionea – nome scientifico rispettivamente della processionaria del pino e quella della quercia – per l’uomo e per gli animali sono pericolosissime. Appartengono alla famiglia dei lepidotteri. Se toccate, possono scatenare reazioni allergiche, dermatiti, orticarie, congiuntiviti e anche problemi alle vie respiratorie. In casi gravi può verificarsi uno shock anafilattico.

L’allarme è stato lanciato ora perché l’attività di questa specie durante la primavera è particolarmente dinamica: in questo periodo dell’anno sono allo stato larvale, cioè si presentano come li vediamo: bruchi.
La loro comparsa comincia in genere con i primi giorni di marzo, anche se tutto dipende dalle temperature: i primi tepori li risvegliano.
In fila, uno dietro l’altro (da qui il nome processionaria) strisciano da un posto dall’altro, mangiando aghi e foglie, in cerca di un luogo nel quale tessere il proprio bossolo. In maggio, questo lavoro si completa: le larve si interrano anche per 15 cm, per poi diventare crisalidi. Per l’uomo e gli animali sono un pericolo quando si trovano allo stato larvale.

bambini e gli animali sono i soggetti più a rischio. Semplicemente perché la processionaria per loro è un animaletto del giardino che suscita curiosità. I cani (ma anche i gatti) sono i più esposti perché annusando il terreno possono inavvertitamente ingerire i peli urticanti che ricoprono quest’insetto. Primo sintomo: salivazione intensa e improvvisa con infiammazione in bocca.

I luoghi più a rischio sono le pinete, dove vivono le processionarie del pino, e nei boschi di quercia. Occasionalmente, colpiscono anche i larici, i cedri, i noccioli, i castagni, i faggi, i carpini e le betulle. In generale le zone più colpite sono versanti soleggiati e i perimetri dei boschi.

Questi bruchi sono ricoperti da centinaia migliaia di microscopici peli uncinati e urticanti. E molti vengono rilasciati nell’aria, anche se l’animale è sfiorato. Il contatto diretto con questi peli (o con quelli rilasciati nell’aria) può determinare reazioni cutanee, alle mucose, agli occhi e alle vie respiratorie, specialmente in soggetti sensibili o per inalazioni massicce.
Questi peli contengono una sostanza che, a contatto con il corpo umano (o animale), viene immediatamente iniettata: si manifesta quindi una forma di dermatite con arrossamento, edema, prurito e bruciore, vescicole e bolle. La prima cosa da fare, se accade: lavarsi abbondantemente e andare dal medico.




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