Web Analytics Acconciature "occidentali", San Valentino, videogiochi...: i divieti più strani introdotti dai governi. - The Mood Post

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16 maggio 2017

Acconciature “occidentali”, San Valentino, videogiochi…: i divieti più strani introdotti dai governi.

E ancora: la moda "emo", i gelsomini,...

ScrittaStop

Cina: reincarnazione non autorizzata
Una legge che vieta la reincarnazione appare inevitabilmente assurda e incredibile: in realtà, lo scopo sarebbe quello di riaffermare il proprio dominio sul Tibet e colpire direttamente il buddismo ed il in particolare il Dalai Lama, la cui successione avviene (secondo la credenza tradizionale) per reincarnazione.

Australia: film hard con donne con seno piccolo
In Australia sono stati vietati i film a luci rosse con protagoniste donne dal seno piccolo: secondo le autorità, infatti, sarebbero una sorta di sostituto della pornografia minorile. La cosa ovviamente ha suscitato polemiche, dato che se è scontato che l’abuso di minori vada combattuto con ogni mezzo, allo stesso tempo questa scelta rafforza gli stereotipi sul corpo femminile.

Cina: console di gioco
Nel 2000 è stato introdotto in Cina un divieto di acquisto delle console di gioco (che ironicamente vengono peraltro in gran parte prodotte nel paese). Il motivo sarebbe stata la preoccupazione del governo per il tempo perso a giocare anziché a lavorare. I videogiochi per PC, o quelli online, non sono mai stati vietati (rendendo inefficace la legge, se veramente lo scopo era “non perdere tempo con i videogames”), e questo probabilmente spiega perché il divieto sulle console non è mai stato applicato rigidamente.

Grecia: videogiochi (per sbaglio)
Nel 2002, la Grecia introdusse una rigida legge che doveva stroncare le scommesse illegali online: la legge però era scritta male, e di fatto vietava qualunque tipo di gioco online. Fortunatamente, la legge fu dichiarata incostituzionale pochi mesi dopo la sua approvazione., ma nel frattempo alcune persone furono addirittura arrestate perché scoperte a giocare a “World of Warcraft” in un internet cafè.

Cina: Avatar (ma solo in 2D)
La censura cinese sembra non abbia gradito la storia di Avatar dove il protagonista “tradiva” il suo governo e combatte con la popolazione indigena: sarebbe un messaggio sovversivo, per quanto il governo protagonista del film non sia quello cinese ma chiaramente quello americano. I censori hanno deciso che il film poteva essere visto solo in 3D: in questo modo evitavano il divieto, ma essendoci al tempo pochissimi cinema 3D, di fatto impedivano la visione del film

Russia: vestiti emo
La moda “emo” può piacere o non piacere, ma fa specie che possa essere vietata dalla legge. In Russia sarebbe stata vietata allo scopo di prevenire i suicidi tra i giovani: che (assurdamente) sono stati ricondotti al modo di vestire.

Iran: tagli di capelli “occidentali”
Come altri governi, specie medio-orientali, in Iran c’è una lotta ad evitare la contaminazione della cultura “decadente” occidentale. Questo si riflette anche sui tagli di capelli: barbieri che praticano tagli stravaganti possono essere multati o addirittura chiusi.

Arabia Saudita: San Valentino
In Arabia Saudita, San Valentino è vietato in quanto considerato contrario al Corano: per assicurare il rispetto della legge, nel periodo intorno al 14 febbraio viene richiesto a negozianti e fioristi in particolare di evitare di esporre prodotti dal colore rosso o con contenuti particolarmente “romantici”. A quanto pare, però, il divieto non è del tutto efficace e ci sarebbe un mercato nero di regali per San Valentino.

Danimarca: nomi non autorizzati
La Danimarca ha introdotto delle linee guida molto rigide sui nomi che possono essere dati ai bambini, allo scopo di tutelarli impedendo che si trovino a crescere con nomi strani che potrebbero penalizzarli nei rapporti sociali. Se i genitori non accettano di scegliere un nome “approvato” (comunque, la lista dei nomi accettabili ne comprende ben 24.000) può essere imposto di dare al bambino un nome scelto dalle autorità.

Cina: gelsomini
Dopo la “Rivoluzione dei Gelsomini” in Tunisia nel 2011, il governo cinese ha deciso di vietare questi fiori perché diversi gruppi anti-governativi lo stavano prendendo come simbolo di ribellione. Non solo i fiori sono stati vietati, ma anche canzoni che lo citano, e messaggi che lo citano vengono attentamente scrutinati.




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