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24 giugno 2014

La sigaretta elettronica fa male? Favorevoli e contrari

Da quando, 5 anni fa, sono sbarcate sul mercato, le opinioni si sono spaccate. Dai laboratori alle pagine dei giornali. Proviamo a vederci chiaro.

sigaretta elettronica

Sigaretta elettronica sì, sigaretta elettronica no. Fa male? E’ davvero in grado di aiutare a smettere di fumare? Su tutti questi interrogativi, ormai, si discute da tempo. Nonostante siano state fatte diverse analisi, le opinioni, anche autorevoli, restano discordanti. Proviamo a fare chiarezza.

Le cosiddette E-CIG irrompono sul mercato circa 5 anni fa. Le strade delle città iniziano a popolarsi di negozi e rivenditori. Per capire l’effettiva portata basta pensare che nel 2012 (anno più redditizio) solo in Italia, hanno generato un fatturato pari a 350 milioni di euro. Impossibile che non ne nascesse un caso.

Tecnicamente la sigaretta elettronica è  un vaporizzatore. Premendo un pulsante la batteria comincia a fornire energia ad un atomizzatore, il quale, scaldando il liquido contenuto in un piccolo serbatoio, lo vaporizza. A questo vanno aggiunti i liquidi necessari al processo ed è qui che iniziano le polemiche. Vengono pubblicate diverse ricerche secondo cui all’interno di un numero considerevole di liquidi in vendita, sarebbero presenti metalli pesanti. Questi verrebbero assorbiti in maniera significativa dall’organismo provocando gravi danni. Di questa idea è anche il noto dottor Garattini, dell’Istituto Mario Negri di Milano. Dalla parte opposta Umberto Veronesi,  secondo cui «la sigaretta elettronica è assolutamente innocua, soprattutto senza nicotina». La comunità scientifica si spacca.

Uno studio in particolare, pubblicato da “Il Salvagente”, rivelerebbe: «Veleni incontrollati. Piombo, cadmio, arsenico. Ecco quello che abbiamo trovato nei liquidi per sigaretta elettronica». A smentire questa tesi davanti ai microfoni dell Iene, il programma di Italia 1, è lo stesso gruppo che avrebbe svolto i test e che pubblicamente si è dissociato dalle parole del sito. Non solo. Lo stesso test viene effettuato dalla sezione di Tossicologia Forense dell’Università degli Studi di Milano, il risultato è nettamente diverso: «Su 50 campioni analizzati, solo 6 contenevano concentrazioni elevate di metalli pesanti, ma tutti erano sprovvisti di certificazione ed elenco degli ingredienti», dunque non ammessi alla vendita.

Gli studi proseguono ma ormai la paura nell’uso dell’E-CIG si è diffuso. Crollano i consumi. E complici nuove imposte, i rivenditori iniziano a chiudere. Nonostante secondo l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) chi usa la sigaretta elettronica smette di fumare nel 60% dei casi.

Photo Credit: Instagram

 




Commenti

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Ultimi commenti

1 commento
  1. Roberto Sacchi 25 giugno 2014 alle 11:11

    Il problema principale è quando l’uso della e-cig diventa una scusante per fumare ovunque, anche in locali chiusi, solo perché si pensa che non faccia male. In questo senso il nostro Paese è indietro in quanto a misure più forti a tutela dei non fumatori. Se vuoi fumare e rovinarti fallo, ma non far del male anche a chi non fuma e ti sta attorno.

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