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12 luglio 2014

Elizabethtown: la tristezza è più facile perché è una resa

Una storia d’amore nata da una disperazione, il film di Crowe unisce humor nero e romanticismo

Elizabethtown

Cameron Crowe, il regista di Jerry Maguire e Vanilla Sky, nel 2005 propone una spigliata commedia funebre, Elizabethtown, un mix di humor nero e romanticismo. Il film ha due attori d’eccezione: Orlando Bloom, famoso per l’interpretazione di Legolas nella trilogia de Il Signore degli Anelli, e Kirsten Dunst, conosciuta per essere stata la protagonista femminile in Spiderman.

Drew Baylor, giovane e affermato designer di scarpe, vede la sua vita cambiare quando l’azienda per cui lavora fallisce e viene licenziato. Sentendosi abbandonato da tutti, anche dalla sua fidanzata, e vedendo il suo mondo perfetto crollare, pensa di farla finita e di suicidarsi. Mentre sta per compiere un insano gesto, il telefono squilla. È la sorella Heather che gli dice dell’improvvisa morte del padre per infarto.

Il ragazzo, allora, si mette in viaggio verso Elizabethtown, sua città natale, per recarsi ai funerali del genitore. In aereo, però, fa un incontro che gli cambia la vita: conosce Claire, un’assistente di volo allegra ed espansiva che gli restituisce la gioia di vivere. “La tristezza è più facile perché è una resa. Io dico: trova il tempo di ballare da solo, con una mano che si agita nell’aria”, dice Claire a Drew.

Il film è un inno alla forza dell’amore e della vita. Il tono, sempre scanzonato, è tipico dal regista che molti considerano come il più “pop” della sua generazione. Nel lungometraggio (123 minuti di pellicola), la colonna sonora è realizzata da Ryan Adams e Nancy Wilson, la moglie di Cameron Crowe, e vi sono canzoni di Elton John, The Hollies e Tom Petty.

 




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