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03 gennaio 2016

Amore platonico: frustrante o appagante?

"Amore è mancanza, non possesso" Platone

Amore

Quattro notti con Anna è un film drammatico del regista Jerzy Skolimowski, che racconta la storia di Leon, un ragazzo dalla vita non facile, orfano dalla nascita che cresce con la nonna. Una sera Leon assiste all’aggressione di Anna, un’infermiera che vive accanto al suo palazzo, da quel giorno vivrà un amore segreto, solitario, intimo, ma irresistibile, che lo porterà a intrufolarsi nella casa della ragazza.

Questo, come tante altri film, affrontano il tema dell’amore planotico con le conseguenti riflessioni che possono scaturire, tante, forse troppe, perché quando si parla di sentimenti non è mai facile trovare delle risposte. La storia di Leon è una storia drammatica, fatta di solitudine e sofferenza, ma non è detto che chi si innamora platonicamente debba per forza soffrire.

Innanzitutto c’è da fare una piccola precisazione, il termine platonico è entrato nel dizionario comune con il significato di: – “sentimento puramente spirituale, scevro da connotazioni sensuali”. E’ in gran parte vero ma Platone, che ci parla d’amore nel Simposio e nel Fedro, spiega che l’innamoramento, al primo stadio, nasce dalla visione della bellezza di un corpo, quindi è con gli occhi che ci innamoriamo, solo dopo viene coinvolta la spiritualità, quindi l’anima e la mente. La bellezza fisica è infatti per lui il primo richiamo, lo specchio della verità ovvero tutto ciò che è divino e quindi giusto.

Detto questo rimane il fatto che l’amore platonico riguarda soprattutto la sfera mentale, vi sono persone infatti, che arrivano a provare sentimenti forti verso qualcuno che non hanno mai visto, il mondo del web e dei social ne sono la moderna prova. Molti provano attrazione mentale chattando e in alcuni casi si arriva all’incontro e alla nascita di vere relazioni.

Alcuni psicologi sostengono che la causa di questo sentimento irreale, che porta spesso ad idealizzare la persona amata, sia una bassa autostima di se stessi o un’estrema timidezza (in casi più gravi si parla di vere e proprie fobie sociali).

Ci sarebbe da porsi altre mille domande, come capire se sognare di vivere con il solo potere dell’immaginazione sia meno doloroso dell’affrontare la realtà che a volte ci vede soli o ci fa incontrare persone non perfette. Forse in parte si riduce a questo, la ricerca di una persona ideale che incarni alla perfezione i nostri desideri, senza mai deludere.




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