26 settembre 2014
Socrate, il filosofo che non scrisse mai una sola parola
"Una vita senza ricerca non è vita umana" (Apologia, 38 a)
Ci si potrebbe chiedere perché Socrate non ha mai riportato i suoi pensieri su carta, un così tale brillante filosofo non avrebbe voluto impartire la sua saggezza per le generazioni future?
La risposta è no, o meglio Socrate voleva che le persone e i suoi discepoli avessero un pensiero proprio senza essere influenzate dall’esterno, arrivando quindi a formulare le proprie idee in modo indipendente.
Platone, tuttavia, scrisse fedelmente tutti i suoi pensieri e quelli di Socrate, senza voler dimenticare le lezioni impartite dal maestro. Platone ci vuole dimostrare che leggendo tutto il processo di pensiero e di discussione senza dare una risposta conclusiva e definitiva, le persone sono incoraggiate a riflettere.
Socrate riuscì ad avere un approccio alla conoscenza del tutto innovativo, il suo metodo si distanziava dal pensiero dei Sofisti e consisteva nell’abbandonare la convinzione di sapere tutto per arrivare a conoscere se stessi. Per raggiungere lo scopo il filosofo greco si avvaleva di due modi, l’ironia con cui riusciva a distruggere la presunzione del sapere e la maieutica che lasciava libero il pensiero del discepolo nel scoprire la sua personale verità. Socrate incoraggiava le persone a studiare se stessi, il proprio animo e non lasciarsi giudicare dagli altri.
Socrate morì nel 399 con l’accusa di empietà da parte dell’esponente democratico Anito, il processo e le accuse sono state raccontate ancora una volta da Platone. Si può dire che la morte di Socrate, condannato per aver portato un pensiero diverso nei suoi discepoli “corrompendoli” e di non credere agli Dei tradizionali, fu uno dei primi casi di errore giudiziario.