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31 gennaio 2018

La pubblicità con Maria e Gesù tatuati e in jeans: la Corte di Strasburgo approva.

La Corte europea dei diritti umani legittima e difende l’uso di simboli religiosi nelle pubblicità.

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Gesù, che pantaloni! Maria, che vestito! Da oggi si possono mettere Gesù e Maria e le relativi immagini in uno spot pubblicitario (a condizione ovviamente non sia lo spot e le immagini offensive o blasfeme nei confronti del simboli religiosi).
La Corte europea dei diritti umani legittima e difende l’uso di simboli religiosi nelle pubblicità, e condanna la Lituania per aver multato un’azienda che si è servita di Gesù e Maria su poster e internet per vendere vestiti.
Secondo i giudici la multa inflitta per aver “offeso la morale pubblica” ha violato il diritto alla libertà d’espressione dell’azienda.

I fatti risalgono al 2012 quando una società lituana che produce vestiti lancia una campagna pubblicitaria utilizzando la foto di un uomo e una donna con l’aureola, lui in jeans e tatuato, lei con un vestito bianco e una collana di perline, accompagnati dalle frasi “Gesù, che pantaloni!”, “Cara Maria, che vestito!” e “Gesù e Maria, cosa indossate!”.




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