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21 luglio 2016

Le illusioni ottiche più sconcertanti della storia

Quando il nostro cervello si lascia ingannare dai sensi, ci ritroviamo davanti gli occhi qualcosa che non esiste o diversa dalla realtà.

illusioni

Un’illusione ottica è una qualsiasi illusione che inganna l’apparato visivo umano, facendogli percepire qualcosa che non è presente o facendogli percepire in modo scorretto qualcosa che nella realtà si presenta diversamente. Le illusioni ottiche possono manifestarsi naturalmente o essere dimostrate da specifici trucchi visuali che mostrano particolari assunzioni del sistema percettivo umano. Miraggi d’acqua nel deserto, scale senza fine, cubi dove faccia anteriore e posteriore si confondono sono alcuni esempi di illusioni ottiche. Questi fenomeni si verificano quando il cervello si lascia ingannare dai sensi e percepisce cose che non esistono o non possono esistere oppure interpreta in modo sbagliato ciò che vede.

La visione, infatti, non è legata ai soli occhi perché per elaborare le immagini è fondamentale il contributo del cervello. Le illusioni ottiche possono rappresentare anche un piacevole inganno, come nel genere pittorico Trompe-l’oeil in cui l’artista, attraverso la sua opera, suggerisce una scena che in realtà non esiste.

L’apparato visivo degli esseri umani è simile a una macchina fotografica: la luce raggiunge gli occhi ed entra tramite la pupilla, un’apertura che si dilata quando c’è poca luce e si contrae quando invece ce n’è troppa, per esempio in una giornata estiva. La messa a fuoco è garantita dal cristallino, una lente che modifica la sua curvatura in modo che sulla retina si formi un’immagine ben definita. A questo punto entra in gioco il cervello, che analizza gli stimoli ricevuti dalla retina e li traduce in immagini. Talvolta, proprio in questa fase, gli occhi ingannano la mente. In alcuni casi si percepisce l’esistenza di qualcosa che non esiste realmente.

Le illusioni sono diventate oggetto di ricerca sistematica nell’Ottocento con lo sviluppo della Psicologia sperimentale ma erano già state descritte nell’antichità. L”illusione della cascata, per esempio, veniva così illustrata da Aristotele: “Se trasferiamo lo sguardo da oggetti in movimento, per esempio dai fiumi, soprattutto quelli che scorrono veloci, gli oggetti fermi appaiono in movimento” (Dei sogni, 2, 459b, 17-21), e da Lucrezio: “Se in mezzo al fiume il cavallo ardente poi ci si arresta, e guardiam giù nelle rapide onde, ci sembra che l’impeto loro trasporti di sbieco il corpo immobile della bestia, e lo spinga di furia contro corrente, e in qualunque parte si volga lo sguardo in quel medesimo senso tutte si vedono muovere e ondeggiare le cose” (De rerum natura, 4, 420-25). Nel XIX° Secolo le illusioni, soprattutto quelle visive, furono considerate uno dei problemi fondamentali da risolvere per spiegare i meccanismi della percezione.

Le prime illusioni studiate furono quelle delle prospettive reversibili (cubo di Necker), la sovrastima di segmenti verticali rispetto a segmenti orizzontali e, infine, tutta la serie di illusioni ottico-geometriche come le illusioni di Poggendorf, Zöllner, Hering, Müller-Lyer e Ponzo. La spiegazione delle illusioni, in riferimento alle quali sono state avanzate numerose teorie, costituisce tuttora un importante tema di ricerca della Psicologia e della Neurofisiologia.




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