26 gennaio 2017
Le vignette del “New Yorker”, un’intramontabile ironia pungente e intelligente.
Dal 1925 raccontano con l'ironia e il paradosso l'evoluzione e i tic della società statunitense.
A partire dal 1925, il “New Yorker“è una voce inconfondibile e indispensabile della cultura americana, con i suoi reportage, commenti politici e racconti di scrittori famosi. Ma la prima cosa che vanno a vedere i lettori del “New Yorker” sono le vignette.
Sin dal primo numero, hanno arricchito le pagine del settimanale con un umorismo pungente e intelligente, mai banale, volgare o aggressivo.
E hanno raccontato con l’ironia e il paradosso l’evoluzione e i tic della società statunitense: dai ruggenti anni Venti all’era di internet, dalla guerra fredda alla contestazione.
Le vignette del “New Yorker” hanno continuato a svolgere alcuni dei compiti cui la narrativa di finzione ha in gran parte rinunciato: fissare tratti e tic della vita urbana, mostrare il modo in cui viviamo.
Questa abilità di registrare la mutevole superficie del mondo, di costruire una pluralità di mondi attraverso una pluralità di stili, è ciò che ci fa guardare e riguardare questi disegni, anche molto dopo che i loro soggetti hanno smesso di essere attuali.






