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27 giugno 2014

Schopenhauer: intervista immaginaria sui motivi della crisi

Alcune riflessioni sulle felicità del filosofo del "Mondo come volontà e rappresentazione"

Schopenhauer (Wikipedia)

Quando mi è stato commissionato questo articolo “Schopenhauer intervista immaginaria sui motivi della crisi economica” ho pensato che se fosse stato chiesto al celebre filosofo del “Mondo come volontà e rappresentazione” di dare delle delucidazioni in merito all’attuale difficile situazione mondiale, durante il colloquio, si sarebbe magari finiti ad affrontare questioni legate alla concezione della felicità, questione indirettamente legata al tema.
Chiunque abbia mai preso in mano un manuale di filosofia del liceo per studiare il pensiero di Schopenhauer può ricordare la frase che dice “La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia». Un’affermazione che certo non presuppone una concezione del mondo positiva e ottimista, ma che, tuttavia, racchiude al suo interno il punto di partenza per una riflessione volta a limitare queste componenti negative dell’esistenza. In altre parole se la vita non è perfetta, noi dobbiamo ridefinire i nostri modelli e le nostre priorità puntando su aspetti realmente rilevanti e non legati all’effimera contingenza degli eventi.

In quest’ottica grande importanza riveste la capacità di non focalizzarsi sui beni materiali o sulla carriera, per loro natura, sempre soggetti ai capricci della sorte, ma di puntare su un “temperamento calmo”, “un’intelligenza penetrante”, “una volontà moderata”.
Questi naturalmente sono solo alcuni spunti di riflessione, qui esposti, in maniera rapida e senza alcun intento di esaustività. Tuttavia, in generale, affrontare questioni legate alla felicità, con la consapevolezza che non viviamo in un mondo ideale e che la sofferenza è un elemento imprescindibile dell’esistenza, può aiutare, in un momento come quello attuale, a rendere meno rigida la nostra “forma mentis” cercando di attribuire, per quanto è possibile, il giusto peso agli eventi della vita, non sempre legati alla nostra volontà, ma spesso governati dalla cieca casualità.




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