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11 dicembre 2014

Il mito del juke-box

La “scatola per ballare” è un vero simbolo degli anni ’50 e ’60 ed ha rappresentato per generazioni di giovani un vero e proprio mito.

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Fonzie lo accendeva e lo spegneva con un pugno ben assestato, in un misto di brutalità e delicatezza. Per generazioni di giovani americani, e di riflesso per quelle di tutto il mondo fino all’avvento della musica digitale, ha costituito il caposaldo dell’intrattenimento nei locali pubblici, oggetto di un clamoroso boom nel dopoguerra che lo ha fatto diventare un vero e proprio simbolo degli anni ’50 e ’60 negli States ed un vero mito. Si tratta del juke-box, uno degli oggetti vintage più cult in assoluto, capace per anni di essere un vero e proprio must per un locale, un oggetto la cui presenza, il cui “ultimo modello”, la cui potenza e varietà di scelta, poteva decidere le sue sorti nel bene e nel male. Insomma, qualcosa di unico. Nell’era delle discoteche, dell’e-music e degli iPod un successo del genere sembra inconcepibile, eppure il juke-box è diventato un vero fenomeno di costume ancor prima che un accessorio tecnologico. Davanti al juke-box si ballava, si stava insieme, ci si divertiva, si flirtava. Tutto al prezzo di poche monete.

La storia del Juke-box

Fu una invenzione rivoluzionaria: Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola e Ami diventarono nomi mitici e conosciutissimi: erano le case che si contendevano a colpi di “nuovi modelli” gli spazi nei locali pubblici americani con i loro juke-box inizialmente in legno e con dischi a 78 giri e poi, via via, sempre più colorati, sofisticati e dalla scelta più ampia. Il primo fonografo a monetine fu un brevetto datato addirittura 1890, ma quel prototipo divenne un progetto vero solo nel 1927 grazie alla Ami che però fu scalzata ben presto dalla Wurlitzer, casa tedesco-americana responsabile principe della diffusione impressionante dei juke-box negli anni trenta e quaranta, una marea che in breve tempo fece scomparire completamente i vecchi pianoforti a gettone di westeriana memoria. Nel solo 1936, Wurlitzer vendette 40.000 juke-box. Era il boom. Un successo che si rinnovò nel dopoguerra con l’invenzione del vinile – curiosamente “effetto” del conflitto che fece scarseggiare la lacca tradizionalmente usata per i 78 giri cui si fu costretti a cercare alternative – e la conseguente comparsa sulla scena dei 45 giri. Il mitico Wurlitzer 1015 del 1947 divenne un vero e proprio must per un juke-bar dell’epoca e fu al centro di una enorme campagna pubblicitaria che può considerarsi la prima nel suo genere negli Stati Uniti. Oggi il 1015 è uno dei pezzi pregiati più ricercati da appassionati e collezionisti. Coloro che fanno rivivere anche oggi il mito del juke-box.

 




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