30 agosto 2014
Mario Bava: i 100 anni del maestro del brivido
Il centenario della nascita del grande pittore del brivido, celebrato con un documentario che ripercorre la carriera attraverso la testimonianza di familiari, amici, attori e collaboratori
Sono passati 100 anni dalla nascita di Mario Bava (Sanremo 31 luglio 1914), regista, anzi, pittore del brivido che la TV ha celebrato con la messa in onda del documentario dal titolo Mario Bava: operazione paura. Si tratta di un’opera volta a ripercorrere la vita e la carriera del grande regista, pioniere nel suo genere, scritta e diretta da Gabriele Acerbo.
L’altro grande maestro dell’Horror Made in Italy, Dario Argento, ha ricordato così il collega in occasione del centenario: “Mario Bava è stato un pioniere e un maestro nell’uso dei movimenti di macchina. Rendeva emotiva una sequenza semplicemente spostando la macchina o abbassandola. Era geniale”.
John Landis, storico collaboratore di Bava, ha commentato: “Suscitare orrore e terrorizzare sono due cose molto diverse. Si prova orrore davanti a qualcosa di disgustoso, di rivoltante. Per esempio, un volto sfigurato. Quello è raccapricciante. Ma suscitare interesse e simpatia per un personaggio che è intrappolato in una situazione è suscitare terrore. Il terrore è difficile. L’horror è facile. È questo ciò che Bava riusciva a fare molto bene: creare questa atmosfera di suspense”.
Bava ha anticipato i tempi con i suoi effetti speciali, di cui si parla anche nel documentario attraverso le testimonianze di tutti coloro che gli sono stati vicini: dai familiari agli amici, dagli attori ai collaboratori che lo hanno affiancato durante la carriera.
Un talento visionario, troppo spesso sottovalutato e lasciato agli appassionati di nicchia, che oggi, invece, torna più forte che mai. Persino la sua morte ha segnato l’inizio di una nuova era del cinema italiano, la cui produzione si sarebbe modificata fino a diventare quella odierna.
Di lui ci resta quella costruzione dell’inquadratura, dei giochi di luci e ombre ambigui e misteriosi che gli sarebbero valsi il nome di “pittore del fotogramma”.





