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20 giugno 2014

Il Giardino degli aranci di Roma e la sua simmetria

L'ultimo belvedere di Roma sorge accanto a uno dei luoghi più antichi della cristianità

aranci_EVIDENZA

Una volta era un castello. Nel Medioevo, la famiglia Crescenzi lo edificò e lo tenne per almeno due secoli, fino a quando passò ai Savelli che lo risctruirono. Da allora, la storia di questo parco è legata al monastero domenicano di Santa Sabina che ne usava alcune parti come orto e così rimase per secoli.

La vera svolta avvenne alla metà degli anni ’30 del Novecento quando, con la riqualificazione urbanistica di Roma, fu deciso di dare alla città un nuovo belvedere che guardasse la città dall’Aventino. Fu per questo che l’orto dell’antichissima basilica fu trasformato in parco pubblico. Il fatto, però, è che richiedeva una sistemazione che fosse all’altezza delle ambizioni di quella Roma.

Per farlo, serviva un parco pubblico all’ultimo grido. E’ qui che entra in scena l’architetto Raffaele De Vico, pescarese, che, a partire dall’inizio del Secolo, si era affermato come uno tra i più importanti architetti di giardini della Capitale. Curioso personaggio, De Vico: tecnico agronomo prestato all’architettura che a se stesso, più che all’accademia, deve la sua formazione.

Infatti, da autodidatta, studia i monumenti di Roma, le sue antichità e non deve essere stato difficile, per lui, immedesimarsi nella parte di quello che dona il terzo belvedere alla Capitale. E cosa fare per omagiare l’antichità con un monumento alla sua altezza? Un giardino simmetrico, anzi, ossessivamente simmetrico.

Un viale, infatti, taglia a metà il giardino che, in asse con il belvedere. Il viale, recentemente, è stato intitolato a Nino Manfredi. Il giardino è accessibile da 3 ingressi: la Basilica di Santa Sabina, Piazza Pietro d’Illiria e Rocca Savella. L’ingresso di Piazza Pietro dill’Iria è impreziosito da una fontana realizzata riadattando un’antichissima vasca termale in granito e riciclando un antichissimo mascherone monumentale romano.




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